Torri

Le Torri dei pallini del Violino e Mandolossa

Chi è passato qualche volta dalla Mandolossa oppure ha percorso la strada che da Via Vallecamonica conduce a Roncadelle, passando per il quartiere Violino, ha notato certamente la presenza di strane torri e magari si sarà chiesto a cosa potessero servire. Quelle che si possono oggi vedere sono : una torre in cotto alla Mandolossa, poco prima della rotatoria che conduce a Castegnato o al lago di Iseo, e tre, due in cotto e una in ferro, appena dopo il cavalcavia ferroviario in località Violino. La prima torre ad essere innalzata è quella della Mandolossa, costruita intorno al 1923 da Giacomo Serioli che si ispirò alla Torre campanaria, della chiesa della Badia Alta intitolata a S.Antonio. Tali Torri servivano, e qualcuna serve ancora,  a produrre i pallini in piombo per le cartucce da caccia. La Torre della Mandolossa rimase in attività fino al 1941.

Nel 1950 gli eredi del Serioli, intossicati dal piombo, cedono l’attività a Mario Zanotti che comprò gli impianti, non per usarli, ma per evitare che concorrenti ne entrassero in possesso. Zanotti aveva un impianto alla Volta. Nel 1965 trasferì la propria attività a Cellatica dove ancora esiste lo stabilimento dei Pallini Aquila.La famiglia Locatelli iniziò l’attività, appena a sud del Violino, negli anni trenta, usando prima una torretta di legno, poi una in mattoni alta 28 metri e poi, ancora in funzione, una in acciaio alta 50 metri. Anche Bortoloni, ex socio di Locatelli, costruì una bella torre appena a nord di quelle dei Locatelli, acquistata sempre da Locatelli negli anni ’50.

Nelle foto il “modello” , ovvero la torre campanaria e le altre torri. Foto1 : Torre campanaria Badia Alta – Foto2 Torre della Trisia (Mandolossa) – Foto 3 Torre Bortoloni – Foto 4 Torri Locatelli

La Torre di Via Paganora

Il cardine che sorreggeva la porta Paganora

Il cardine che sorreggeva la porta Paganora

Un tempo il numero delle torri a Brescia era cospicuo, poi Ezzelino da Romano (conquista di Brescia 1258) mozzò quasi tutte le torri riducendole di parecchio (come segno di sfregio). In città vi sono tre torri (integre) ancora ben visibili, la Torre del Broletto, la Torre della Pallata e la Torre d’Ercole (Via Cattaneo).

All’ingresso di Via Paganora dalla parte di via X Giornate esiste, visibile, un’altra torre; ma si vede solo se proprio si vuol vedere altrimenti risulta nascosta.

Giunti davanti alla porta Paganora (vedi foto del cardine della porta), scendete in Via X Giornate e recatevi nella via di fronte (Via F.lli Dandolo), percorrete qualche metro e guardate verso Porta Paganora (il nome “Paganora” deriva dal latino pagus=territorio rurale)

Ecco apparire la Torre  (vedi foto) con la cima mozzata.

Il materiale recuperato dalla “mozzatura” è poi servito per costruire quell’edificio medievale che è all’angolo tra via X Giornate e P.zza Loggia.

La via Paganora congiunge via X Giornate con Piazza Paolo VI. Tante sono le curiosità che sono in tale via. 1. Una scacchiera romana incastonata nel muro 2. Tracce dell’antica chiesa di S.Margherita 3. Le mura del Teatro Grande 4. Una bella piazzetta e una graziosa fontana 5. La strada acciottolata (una curiosità che spiegherò) 6. Un’interessante scorcio sul Duomo


La Pallata

E’ una torre del 1200 tra i principali monumenti dell’età medievale e una volta custodiva le casse del comune. Il nome deriva da una palizzata che la cingeva o anche, dice qualcuno , dal terreno paludoso oppure anche da Pallade, ovvero la dea Atena. Per erigerla si utilizzò qualche rudere romano proveniente anche dal Foro. Nel 1461 venne posta la raggiera che poi venne sostituita dall’orologio. I merli, invece, furono aggiunti con il restauro del 1476. Venne per un certo periodo usata anche come carcere femminile.

E’ alta circa 31 metri con la pianta quadrata di metri 10,6 per lato e la muratura è in bugnato con strette finestre. Dalla parte di Corso Mameli vi è un bassorilievo raffigurante S.Giovanni con il simbolo dell’aquila. Dalla parte di Via Pace una scultura di S.Apollonio vescovo. Nella piazzetta adiacente i banditori richiamavano con le trombe i cittadini ad ascoltare le grida.

All’interno, sotto la cella campanaria, vi è una piccola cappella affrescata in azzurro ed anche una meridiana verticale. Bella la vista dall’alto sui tetti rossi del quartiere del Carmine.
La fontana, ultimamente restaurata, è del Carra su disegni del Bagnadore.
CURIOSITA’
Nel ‘400 dalla Pallata fino alla Porta Bruciata partiva la corsa riservata alle meretrici che fu abolita e poi ripristinata. Per i fanti l’arrivo era a Porta San Giovanni (P.za Garibaldi) e per i cavalieri a Porta San Giacomo (chiesa di San Giacomo al Mella)

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