Ugolino, il Cavaliere del Broletto
mandato in esilio dai Guelfi. Ma dove si trova questo affresco del 1200? Click sull'immagine per saperne di più
Le cave di Botticino
Estrazione del Marmo di Botticino dalle cave. Se vuoi conoscere di più clicca sull'immagine
Piazza della Loggia
in una stampa del '700
Crystal Palace
Click sulla foto per leggere qualche curiosità...
Il Capitolium Romano
Il tempio con annessa la Piazza del Foro, il Teatro e la Basilica....
Mosaico di una Villa Romana
MilleMiglia
la corsa nata a Brescia ora in versione storica. Tutti gli anni nel mese di Maggio
MILLEMIGLIA
Brixia
Il vero viaggio di scoperta non consiste nello scoprire nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi (Marcel Proust)
Motori della MilleMIglia
Un pezzo dell'Acquedotto Romano
che per 25 chilometri portava acqua a Brixia. Ancora visibile in alcuni tratti.
Bresciaunderground
La città esterna vista dal cuore di Brescia. Da un'aperura del sottosuolo in Via S.Faustino
Il Maglio tuonante nelle valli...
Il Castello-Fortezza sulla cima del Cidneo
Il Castello, fortezza e macchina da guerra
Vista dal Monte Maddalena
Brescia: città di antichi Monasteri
e dei bellissimi chiostri ancora sconosciuti
Torre del Popolo (Pegol) e Duomo Nuovo
Brescia nei francobolli
Vista, dall'alto del Castello, della città
Brescia Museo Mille MIglia
Piazza della Loggia
Particolare della Croce di Desiderio
Polittico di Maestro Paroto
Palazzo Ferrante - Interno
Orologio di Piazza Loggia
Chiesa di S.Francesco

brescia

Il negozio dei sogni

bruneriFino a metà degli anni ’80 passeggiando lungo i portici veneziani di Via X Giornate, al numero 25 Tel. 42459, ci si imbatteva in un negozio che ha rappresentato, per anni, per la nostra città, la storia del giocattolo. Quante volte S.Lucia o Babbo Natale si sono fermati in questo negozio per riempire le loro gerle di doni da portare ai bambini che intanto sognavano nei loro lettini!

Il negozio era quello dei Bruneri, due vetrine, semplici semplici, verniciate di verde. Una vetrina era riservata alle bambine, colma di bambole e di altri accessori; l’altra, per i maschietti, nella quale si ammiravano trenini in movimento, automobiline, scatole di mattoncini Plastic City Italo Cremona o Lego e naturalmente le scatole del Meccano.

La storia del “negozio dei sogni” inizia nel 1885 quando il capostipite Antonio Bruneri si trasferisce a Brescia dal Friuli e va a lavorare nel negozio di abbigliamento, cosmetici, giocattoli “Maglia”. Una volta i negozi di giocattoli, non potendo contare solo sulla vendita dei giochi, commerciavano anche oggetti di abbigliamento (cappellini, profumi,…). A tal proposito ci viene in aiuto la famosa canzone “Profumi e balocchi” nella quale si dice che  “in quel negozio la mamma compera profumi per sé ma non pensa a comperar balocchi alla propria bambina” .

Anche nel negozio dei Maglia si vendevano cappelli ed abbigliamento femminile e  il bimbo di turno, probabilmente, attendeva con impazienza che la mamma finisse le proprie compere per avere anch’egli un giocattolo che ricompensasse  la sua lunga attesa.

Il Maglia prese a benvolere il Sig. Antonio e, poiché si doveva ritirare dall’attività, cedette la stessa proprio al Bruneri che la rilevò insieme alla figlia Adelaide detta Dada.

La signorina Dada era ricca di iniziative. Fondò un “ospedale” delle bambole dove le bambine potevano portare le proprie “amiche” a riparar qualche braccio rotto o a rimettere in ordine qualche occhio mancante frutto di qualche dispetto maschile…
bruneri2Dada, in seguito,  fu anche fondatrice a animatrice del Club Ferromodellistico che ancora oggi svolge la propria attività presso il Castello cittadino. Ed è proprio in Castello che nel 1961, grazie alla signorina Dada e al Club, venne portata la Locomotiva Numero UNO della linea Iseo-Edolo che ancor oggi possiamo ammirare come primo monumento nazionale alla Locomotiva.

La vigilia di Natale del 1984 la signorina Dada ebbe un malore dal quale non si riebbe più. Si spense il 3 gennaio del 1985.

Ora il negozio dei sogni è occupato da una azienda bresciana che fa bella mostra dei propri prodotti.
Ma, se guardate bene, all’interno scorgerete ancora, con gli occhi speciali della fantasia, una piccola locomotiva sbuffante…

L’acquedotto romano di Sarezzo

acq_sarezzo082015Nel mese di Agosto 2015 viene ritrovato, nel corso degli scavi per la realizzazione della rete fognaria, un piccolo tratto dell’acquedotto romano che da Lumezzane portava l'”acqua salsa” lungo la Valle Trompia per dissetare sia i valligiani che gli abitanti di Brixia. Il manufatto, lungo un paio di metri e giacente in Via Antonini, è stato rimosso e portato in una piccola area verde del Municipio di Sarezzo. Prossimamente lo si potrà ammirare da vicino. Sarà motivo per riscoprire il corso delle acque che gli antichi romani seppero convogliare in un’opera particolarmente importante lunga 25 chilometri, senza contare tutte le diramazioni che si sviluppavano nelle campagne e nei villaggi.

Si ricordano altri ritrovamenti visibili a Lumezzane, Pregno, Villa Carcina, Concesio, Bovezzo e nella stessa Brescia, in particolare in località Costalunga e sul Castello.

ALTRI ARTICOLI SULL’ACQUEDOTTO ROMANO DI BRESCIA CLICKQUI

Anche a Brescia don Rodrigo…

Palazzo ColleoniDicono le cronache, “Memorie Storiche”,  dell’epoca che il 4 giugno del 1615 una carrozza sulla strada tra Castenedolo e la città, viene assalita da un gruppo di briganti armati in località Bettole di Buffalora. Il capo si chiama Paolo Rodengo, il quale, bloccata la carrozza fa scendere Ottavia Porcellaga che, rapita e prigioniera, viene condotta a Riva del Garda presso un fraterno amico del Rodengo.

Rodengo vuole far sua sposa la Porcellaga, anche se più anziana di lui di quindici anni, solo perchè la dama è una ricca ereditiera. Solo grazie all’intervento del Vascovo signore di Trento, la Porcellaga, dopo venti giorni, viene rilasciata e ricondotta a Brescia.

Nel frattempo sul Rodengo viene a pesare un processo per rapimento. Si scopre  che ha dei precedenti gravi avendo ucciso, nei pressi di Cellatica un cacciatore, ed anche per aver costretto una donna già sposata a convivere con lui, e dalla quale ha dei figli. Il Rodengo verrà prima bandito dalla terra bresciana ma, in seguito, graziato nel 1617.

Capperi in Castello

Sui muri del Castello, vicino alla Torre dei Prigionieri, si possono vedere piante di capperi che fruttificano in estate.

Ci si chiede come mai tali piante siano in questo luogo e chi mai ve le abbia portate. Non certo il vento dato che in  regione non sono presenti normalmente piante di capperi.

C’è da dire però che, fino al 1968, nel Castello bresciano aveva sede il Museo di Scienze naturali che annoverava varie piante, tra le quali quella del “Capparis spinosa”

Luigi Gussalli: l’uomo nella Luna

Ing. Luigi Gussalli

Ing. Luigi Gussalli

Luigi Gussalli nato a Bologna nel 1885 e morto a Barbarano di Salò nel 1950 (bresciano d’adozione), fu un ingegnere molto attivo in vari campi tecnologici. Già da bambino , nel giardino della sua casa (ancora in Via Montesuello 4, a fianco del Liceo scientifico “A.Calini”), sperimentava vari giochi meccanici.

Nel 1912 costruì un motore a reazione, il 18 dicembre 1918 un carro d’assalto e poi si dedicò all’astronautica anticipando di molto le intuizioni che in seguito ebbero sia gli americani che i russi-sovietici. E’ del 1923 la pubblicazione: “Si può già tentare un viaggio dalla Terra alla Luna? Relazione di esperienze eseguite con propulsori a doppia reazione”. Si ricorda che appena diplomato, con un aerostato di sua costruzione sorvola Brescia, atterrando fortunosamente nel cortile del convento delle Suore Canossiane in Via S.Martino delle Battaglie.

Inventa una specie di automobile a trazione “equina” che chiama Ippomobile (un cavallo su un tapis-roulant fa da motore di quest’auto) e a Pontedilegno nel 1920 sfreccia sulla neve con la sua slittamobile (un antesignano gatto delle nevi ).

La targa sul muro della sua casa a Brescia

Nel 1923 inventa la Stereoscopia. Scrive saggi su come vincere l’assenza di gravità su una navicella e prefigura una nave spaziale mossa dal fascio di luce solare.

Il classico profeta in patria.

La Torre Mirabella

IMG_1462Nell’area del Castello, là dove si trova il Mastio, che è stato adibito a Museo delle Armi, esisteva un’area paleocristiana e un sacell0 dedicato a S.Stefano. In seguito venne costruita una Basilica in seguito distrutta, per un fulmine che la colpì  il 10 agosto 1508 (Elia Capriolo scrive il 20 luglio)  e che causò lo scoppio delle polveri conservate dai veneziani proprio nella torre. Mille barili saltarono in aria e fecero saltare anche la torre causando danni gravissimi intorno (ad esempio Monastero di Santa Chiara). Tra l’altro la vicenda è narrata da Teofilo Folengo nella  “Zaninotella” nel dialogo tra il contadino bresciano Pedralo e l’altro personaggio Toni.

Qualche secolo più tardi  il capitano Carlo Sorelli, comandante del reclusorio della Fortezza, scrisse:
” La folgore percosse questa torre 
(la Mirabella ndr)  il 10 giugno 1508 e mille barili di polvere ivi scoppiando trassero il castello e baluardi a rovina appunto quando sarebbero occorsi per l’appressarsi delle truppe francesi anelanti alla presa della tradita città” .
La Basilica, in origine,  possedeva due torri circolari o meglio due campanili, una di queste è la Torre Mirabella costruita a sua volta su una Torre d’origine romana a base quadrata. La Torre Mirabella, l’origine del nome non è chiara, come detto è circolare ed è alta 22 metri.

L’interno, che come tantissimi monumenti a Brescia, non si può visitare, mostra delle pitture decorative a girali e floreali che si pensano del Cailina e una scala a chicciola interrotta, ogni tanto, da qualche finestrella verticale. In cima, oltre che a tre bandiere campeggiano delle orribili antenne che rovinano l’estetica della torre medievale.

Il  capitano Carlo Sorelli  parlando del  Castello di Brescia riporta che in fondo alla torre Mirabella vennero rinvenuti resti di ossa umane. Scrive letteralmente: ” Umane ossa d’epoca medioevale rinvenute in questa torre e qui riposte l’anno 1894″ (1)

La spianata vicino alla Torre Mirabella si chiamava “dei Turchi” e questo fa venire in mente l’episodio del Pashà ….  rinchiuso nel castello, proprio nella casa accanto al Mastio, e fatto morire, in seguito, per avvelenamento. Che siano sue le ossa in fondo alla Mirabella?

Bibliografia

(1) Carlo Sorelli “Memorie del Castello di Brescia” Tip.Mazzardi 1896 Brescia

Il Cavalcavia Kennedy

Il famoso Cavalcavia Kennedy che mette in comunicazione il centro storico con la periferia a Sud di Brescia fu inaugurato il 5 novembre 1961 dal Ministro delle Finanze Giuseppe Trabucchi e, vista la data, non fu intitolato subito al famoso Presidente americano. All’inizio si chiamò semplicemente Cavalcavia Saffi, dal nome della strada confinante a nord. Nel 1963, dopo l’assassinio di J.F.Kennedy avvenuto il 22 novembre 1963, ebbe l’odierna intitolazione.

Si pensò al progetto sin dalla fine degli anni venti. Fu, però, in una riunione, tenutasi nell’ufficio del capostazione, tra l’allora sindaco Bruno Boni, il direttore delle Ferrovie dello Stato Di Raimondo, l’on.Montini e il sottosegretario ai trasporti Ariosto, che si posero le basi per la costruzione dell’infrastruttura.

Il ponte è costituito da nove campate, lunghezza di 652 metri e larghezza di 19,7 metri e altezza massima sui binari di 6  metri. Il costo fu di quasi un miliardo di lire (954milioni di lire), di cui 800 a carico del Comune di Brescia e il resto a carico delle FFSS. In origine la copertura della strada era formata da pietre sanpietrine. La costruzione venne affidata all’impresa  Germano Pedrini di Calcinato e alla Ditta Facchetti. Nel 1999 l’architetto Jorrit Tornquist firma la colorazione dei pali della luce posti lungo il cavalcavia (che però non riportano più i colori originari).

Il cavalcavia Kennedy ha enormemente favorito lo sviluppo verso Sud di quella parte moderna della città che oggi si chiama Brescia 2.

Il Cinemobile

 

Cinemobile Fiat 618 1936


Filmato tratto dalla “La Grande storia” RAI TRE


Il Cinemobile FIAT 618, già dell’Istituto Nazionale Luce (cm.203x522x278, peso 3700Kg), è stato realizzato dalla Carrozzeria Viberti su disegno Revelli di Beaumont; il furgone al suo interno è dotato di un proiettore per pellicole da 35mm e diffusori di suono incorporati. L’automezzo restaurato dalla ditta bresciana STORICAR, grazie all’intervento della Regione Lombardia che ne è proprietaria, è stato concesso in comodato alla Fondazione Micheletti per il Museo dell’Industria e del Lavoro “E.Battisti” di Brescia. Il Cinemobile era un mezzo attrezzato che portava il cinema nei paesi e nelle contrade che ne erano privi. tempi in cui la televisione non c’era, e il cinema era l’unica forma di comunicazione di massa. Questo “pezzo unico” è stato prodotto all’origine in pochissimi esemplari, modificando il furgone FIAT 618 a benzina, due cilindri di cilindrata, dotandolo della migliora strumentazione dell’epoca: un apparato sonoro “Balilla” del 1935 e un proiettore “Victoria V” della ditta milanese Cinemeccanica,la stessa casa costruttrice che ha provveduto ad un primo intervento di ripristino dell’impianto sonoro e di proiezione, il proiettore è un pezzo fuori serie, appositamente modificato per permettere l’installazione all’intemo della cabina di proiezione del Cinemobile.

Ma questo modello da dove viene? Ci racconta la storia in un pezzo giornalistico uscito sull’Unità il 3 gennaio 1995, Pier Giorgio Betti, giornalista, e il Sig.Fulvio Carosi, romano de Roma ma trapiantato aTorino. Il Sig. Carosi è appassionato d’auto d’epoca e riesce a barattare con un rottamatore il Cinemobile. Lo custodisce in casa sua a Torino e poi, rifiutato dal Museo del Cinema   infine,  comperato e rimesso a nuovo dalla Regione Lombardia.

 

Il Cinemobile prima del restauro

Il Cinemobile prima del restauro

Altre notizie e foto sul pdf che puoi scaricare registrandoti….

The Cinemobile Fiat 618, already the National Light (cm.203x522x278, weight 3700Kg) was achieved on a design by Carrozzeria Viberti Revelli di Beaumont, inside the van is equipped with a 35mm projector and speakers sound pellicoleda incorporated . The vehicle restored by the firm HISTORICAL Brescia, thanks to the Region of Lombardy, which owns it, has been on loan to the Foundation Micheletti for the Museum of Industry and Labor “E. Battisti” in Brescia. The Cinemobile was wearing half-equipped cinema in countries and districts who were without it. time when television was not there and the cinema was the only form of mass communication. This “piece” was originally produced in very few samples, modifying the Fiat 618 van petrol, two-cylinder engine capacity, providing it with the best instruments of the time: a sound device “Balilla” of 1935 and a projector “Victoria V “Company Cinemeccanica Milan, the same manufacturer that has provided first aid to a recovery plant sound and projection, the projector is a bit out of range, specially modified to allow installation of the projection booth of all’intemo Cinemobile.

 

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La misteriosa epigrafe di Voltino di Tremosine

L’epigrafe in questione, che oggi si trova nel lapidario del Capitolium, fu portata a Brescia nel 1858 dal nobile Luigi Cazzago. E’ una stele funeraria ed era inserita nelle mura del campanile della chiesa di Voltino di Tremosine e si compone di sei righe.

Le prime quattro in latino e le ultime due in nord-etrusco o retico. I dubbi nascono dall’interpretazione delle ultime due righe. In ogni caso secondo uno studio del 1948 di un esperto, tale Padre Serafino Zanella la traduzione dell’intero periodo sarebbe la seguente:

OMOBONO FIGLIO DI SESTO

BONOSA  CONIUGE FIGLIA DI GEMELLI

AVOLA DI CAIO, LA DENTATA

QUI SONO SEPOLTI

Riferimenti : Zanella Serafino – Monografie di storia bresciana  : L’enigmatica epigrafe nord- etrusca di Voltino di Tremosine – 1948 Edizioni del Moretto

Arnaldo da Brescia

Era un monaco predicatore il cui maestro fu Abelardo di Parigi che si opponeva al potere temporale della Chiesa predicandone anche la povertà evangelica.  Divenne nemico anche dell’imperatore del tempo poichè era favorevole alle autonomie dei comuni. Il Papa Adriano VI e Federico Barbarossa Imperatore lo catturarono e giustiziarono a Roma prima impiccandolo e poi bruciandone il corpo e disperdendo le ceneri nel Tevere. Il monumento a Brescia fu inaugurato il 14 aprile 1882 alla presenza di Giuseppe Zanardelli. La statua in bronzo è opera di  Odoardo Tabacchi. Solo qualche piccola curiosità.
Il viso di Arnaldo da Brescia è quello di….
GIUSEPPE MAZZINI . Altra curiosità: gli anticlericali e massoni del tempo vollero che fosse rivolto guardano con sfida il Duomo della città. Ancora,

Arnaldo e Mazzini

Arnaldo da Brescia predicò nella chiesetta di S.Giacomo al Mella, che tutt’oggi si vede all’incrocio tra Via Milano e la Tangenziale Ovest.

Museo Nazionale della Fotografia

L'ingresso da Via S.Faustino

L'ingresso da Via S.Faustino

Indirizzo
Contrada Del Carmine, 2f – 25122 Brescia
tel. +39-03049137
fax +39-03049137

Orario visite
Tutto l’anno sabato, domenica e festivi ore 15 – 18.
In inverno anche da lunedì a venerdì ore 16 – 19.

Su prenotazione visita anche in orari diversi per gruppi e scuole.

Indirizzo Internet : link museo
Descrizione

Una Sala del Museo

Una Sala del Museo

Il Museo, unico in Italia nel suo genere, raccoglie oltre 4.000 pezzi tra attrezzature per riprese foto-cinematografiche e attrezzature per camera oscura, tra le quali la prima macchina fotografica del mondo.

La fototeca comprende circa 60.000 fotografie in ogni formato e di tutte le epoche fra le quali la copia della prima fotografia del Mondo.

Macchina fotomitragliatrice ZEISS (6000 foto/minuto)

Macchina fotomitragliatrice ZEISS (6000 foto/minuto)

La Biblioteca raccoglie circa 8.000 volumi su fotografia e cinematografia.

In Via Nino Bixio

In Via Nino Bixio si possono notare sul muro della parete quasi di fronte alla scuola Calini, ex casa dei Balilla, una serie di finestre gotiche (ex casa Sala), e poi un’epigrafe latina di una famiglia che si gloriava, probabilmente, di avere illustri discendenze romane.

L’epigrafe dice: “FAMAM TRASCENDERE ACTIS FATALE HOC AGIDARIE GENTIS OPUS”, che tradotta: “Superare la fama con le azioni è il compito dato dal destino per la stirpe agidaria”…. (Consalvo Agidario capitano del Re di Aragona?)

SS. Nazzaro e Celso

L’antica chiesa quattrocentesca subì un totale rifacimento nella seconda metà del Settecento, quando acquisì le monumentali forme classicheggianti su progetto di Giuseppe Zinelli e Antonio Marchetti.
Al suo interno, nel presbiterio,  si conserva un’opera pittorica fra le più importanti della città: il Polittico Averoldi  (1520-22) commissionato a Tiziano Vecellio da Altobello Averoldi.
Sono da segnalare inoltre le pale del Moretto (terzo altare a destra e quarto altare a sinistra) e le ante d’organo del Romanino (nella sacrestia).

 

 

Polittico di Tiziano Vecellio

 

 

Segnali di Guerra

Tra il febbraio 1944 e Aprile 1945 anche Brescia, come molte città italiane, fu bersagliata dagli attacchi di aerei alleati che bombardarono a più riprese la città. Ancor oggi esistono segni, che però stanno scomparendo, che ci ricordano questi eventi tragici.

E’ il caso, ad esempio, di quei segnali posti sui muri, che indicavano ai civili la presenza dei rifugi antiaerei che, in qualche modo permettevano loro di trovare scampo. Alcuni rifugi esistono ancora: in Piazzale Tebaldo Brusato, in Via Sostegno, presso l’ex stabilimento Tempini, la Breda, in via Odorici, in Castello Bastione Pusterla… I segnali sui muri sono sempre più difficili da individuare anche perchè, con le tinteggiature, vengono coperti e invece dovrebbero essere preservati come memoria storica.

Nella galleria ne potrete vedere alcuni presenti ancora in città (in Piazza Vittoria, in Piazzale Arnaldo, sui muri della Loggia, in Via Monte Grappa, Via A.Diaz (ora cancellata), Via Mantova, via XX settembre, Camera del Lavoro. C’è anche una foto di un muro  a sud-ovest del Vantiniano dove sono ben visibili i danni provocati dalle mitragliatrici degli aerei incursori (vicino vi era uno stabilimento dove si producevano componenti bellici e la stazione), la stessa cosa vale per la camera del lavoro in P.zza Repubblica. La foto del rifugio in Castello indica sul muro cognomi di chi ha voluto lasciar memoria della propria presenza nel luogo.

I segnali indicano I= presa idrante per i Vigili del Fuoco, US con la freccia=uscita di sicurezza del rifugio, R= Rifugio.

Segnalo il sito ventennioggi ricco di altre info sull’argomento.

 

Un episodio …Manzoniano a Brescia

Palazzo Caprioli (rosso) e il Convento (blu)

Palazzo Caprioli (rosso) e il Convento (blu)

Oggi Via Santa Caterina è una tranquilla strada che si trova vicino l’Intendenza di Finanza e gironzolando da quelle parti ci ritroveremo in Via delle Grazie e in Via Elia Capriolo. Proprio vicino la Basilica delle Grazie (quasi di fronte) vediamo il Palazzo dei nobili Caprioli. Dell’antico Canvento, che comprendeva una chiesa e due chiostri,  è rimasta solo la parte nord del grande chiostro poichè nel 1938 il regime fascista decise di abbattere il convento insieme a una chiesa e ai due chiostri per rimodernare l’area. Ma veniamo alla storia del 1682, una storia vera e registrata dai cronisti del

Il frontespizio del Palazzo Caprioli

Il frontespizio del Palazzo Caprioli

tempo e poi ripresa ampiamente da Federico Odorici nelle sue “Storie Bresciane”. Palazzo Caprioli oggi presenta restaurati il portone con l’architrave che riporta in latino la scritta: “Mostrami, o Signore , le tue vie” e sulla facciata gli affreschi di Pietro da Marone.

Ciò che resta del Monastero

Ciò che resta del Monastero

La storia inizia attorno al 1300 quando i Caprioli fanno beneficenza ai Domenicani di appezzamenti terreni dove si costruisce un monastero che confina con i giardini di Palazzo Caprioli. Tutto procede bene per tre secoli e il luogo viene abitato da religiose provenienti dalle famiglie nobili bresciane; ma nel 1682 una lettera di Suor Eleonora Bezzi priora di Santa Caterina , scatena lo scandalo. Da troppo tempo ormai c’è troppo andirivieni e addirittura molte religiose escono dal convento per partecipare a veri e propri festini. In particolare due giovani, Tommaso e Paolo Caprioli sono accusati di aver scavato una galleria che dal palazzo di famiglia porta direttamente nel convento.

Palazzo Caprioli fotografato dal Santuario delle Grazie

Palazzo Caprioli fotografato dal Santuario delle Grazie

Poi saltano fuori altri nomi, quelli dell’aristocrazia bresciana del tempo. Si condannano parecchie persone e si erige una colonna infame nel vicolo a fianco del palazzo Caprioli. Nel 1700 la colonna viene abbattuta e nel 1938 viene abbattuto anche il monastero. Ne resta una cancellata e un pezzo di chiostro a ricordo.

Per chi vuole leggere il racconto approfondito di Federico Odorici sarà possibile scaricare il documento originale nell’area download (bosgna registrarsi).

Brescia Littoria

PNF - Centro Rionale Italo Balbo

PNF – Neighborhood Center Italo Balbo

Andando in giro per Brescia è possibile ritrovare vecchi luoghi che ricordano i tempi prebellici del 1945. Qualche scritta è ancora possibile trovarla nonostante siano state cancellate quasi tutte le tracce e i segni.

Non so che vernice usassero per le scritte, ma credo siano molto difficili da cancellare e che resistano parecchio alle intemperie. A voi scoprire dove si trova quella in fotografia.

A Brescia un’arena come quella di Verona?

Posizione dell’arena secondo Odorici

Dov’era l’Anfiteatro Romano di Brescia?

Si sa che i Romani costruivano le città secondo schemi del tutto simili,
decumano, cardo, strade parallele e perpendicolari tra loro ed edifici pubblici quali il foro, la Basilica, il teatro, le terme e l’anfiteatro.

Esempi ce ne sono parecchi: Verona, Pompei, Aosta  e naturalmente Brescia: sappiamo bene dov’è il Tempio, il Foro, le Terme, il Decumano, il Cardo, la Basilica ma l’Anfiteatro (quello tipo arena di Verona), che sicuramente c’era, lo proverebbero anche numero epigrafi  (5 + 1 bassorilievo) riferite ai reziari (gladiatori che usavano la rete) (1), dove si trovava?
Sembra un mistero perchè esistono due versioni dei “fatti”.
La sua presenza è confermata da una epigrafe (visibile) dedicata a un certo P. Attilio Filippo che diresse la costruzione dell’opera ed al quale furono resi onori “per la sua liberalità”.

arenabsL’Anfiteatro è ricordato anche negli Atti di San Faustino e Giovita.
La lapide fu scoperta in Via Antiche Mura nel 1823 (2), l’edificio sarebbe stato localizzato all’inizio di C.so Magenta (vd Coin), in un luogo anticamente chiamato “Brutto nome”
Una vecchia stampa mostra che l’antico anfiteatro romano era appena fuori dalle antiche mura  mentre un’altra versione ci dice che il monumento si trovava ne largo Formentone (piazza Rovetta) e occupava la parte nord dell’attuale piazza Loggia.
Se ne potrebbe dedurre l’antica locazione anche dall’andamento del codolo del  marciapiede posto in largo Formentone (arco di ellisse).
Mi sembra sia più certa la locazione nella zona dell’ attuale C.so Magenta.

disegno epigrafe amfiteatro2 epigrafecapitAndando a vedere “de visu” si prova una forte sensazione della presenza dell’arena tra l’odierna Via Tosio, Via Antiche Mura e il Vicolo degli Ambrosioni. Troppo evidenti quegli archi ellittici, tracce che sono seguite quasi improvvisamente dai palazzi e dalle case.

(1) Gianluca Gregori – Ludi et Munera  “…le iscrizioni gladiatorie, per la casualità dei ritrovamenti, provengono per la quasi totalità dalla Regio X (Venetia et Histria) ed in particolare da Brescia…”  Ed.Univ.di Lettere, Economia, Diritto

 

L’Abbazia dei Templari?

A Rodengo Saiano, in Franciacorta, a pochi chilometri da Brescia, troviamo la bellissima Abbazia Olivetana che si può raggiungere anche in bicicletta percorrendo il sentiero ciclabile che parte dalla fantasina, zona Cellatica-Gussago. L’Abbazia, oltre alla Chiesa, comprende tre chiostri oltre che gli spazi tipici di un’Abbazia medievale; la foresteria, il refettorio ed anche un accogliente negozio dove si possono comperare libri, souvenir ma anche birre dei monaci trappisti, soluzioni medicamentali e liquori frutto di antichissime ricette. Se ci andrete passeggiate lentamente lungo i corridoi degli antichi chiostri… proverete un grande senso di pace e tranquillità.

Ma veniamo ai Templari. Vi invito a scoprire le tracce di questi Cavalieri che potrete trovare sulle colonne di uno dei tre chiostri, quello della “Cellelaria”…  Seconda parte clickqui


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Brescia com’era: C.so Martiri della Libertà (c.so V.Emanuele II)

In Corso Martiri della Libertà (che prima era intitolato a V.Emanuele II), troviamo la Chiesa dei Miracoli, il palazzo della Banca d’Italia quello dell’Unibanca. Nella vecchia foto non esistevano automobili, qualche bici, carretti e  un tram. Oggi il caos del traffico e delle auto in sosta.

Il povero che ottenne giustizia

Si narra che parecchio tempo fa un signorotto mise gli occhi sulla proprietà del vicino, un povero, lì dove ora si erge il  Broletto. Dopo aver corrotto parecchi funzionari riuscì nell’intento di far mandare via dalla proprietà il povero e ne usurpò la casa. Ma dopo un po’ di tempo la verità venne a galla e il ricco signorotto fu costretto a rendere il maltolto e subire la punizione di girare per la città, per essere messo alla berlina,  a dorso di un asino con una corona di spine  in testa. L’episodio sarebbe ancora testimoniato dalla presenza di due bassorilievi, uno di una testa barbuta e coronata, un’altro di un uomo che dispiega un lungo foglio di carta. Tali sculture si possono ancora vedere, vicine, su un muro del Broletto.

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  • Curiosando Brescia City

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