Ugolino, il Cavaliere del Broletto
mandato in esilio dai Guelfi. Ma dove si trova questo affresco del 1200? Click sull'immagine per saperne di più
Le cave di Botticino
Estrazione del Marmo di Botticino dalle cave. Se vuoi conoscere di più clicca sull'immagine
Piazza della Loggia
in una stampa del '700
Crystal Palace
Click sulla foto per leggere qualche curiosità...
Il Capitolium Romano
Il tempio con annessa la Piazza del Foro, il Teatro e la Basilica....
Mosaico di una Villa Romana
MilleMiglia
la corsa nata a Brescia ora in versione storica. Tutti gli anni nel mese di Maggio
MILLEMIGLIA
Brixia
Il vero viaggio di scoperta non consiste nello scoprire nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi (Marcel Proust)
Motori della MilleMIglia
Un pezzo dell'Acquedotto Romano
che per 25 chilometri portava acqua a Brixia. Ancora visibile in alcuni tratti.
Bresciaunderground
La città esterna vista dal cuore di Brescia. Da un'aperura del sottosuolo in Via S.Faustino
Il Maglio tuonante nelle valli...
Il Castello-Fortezza sulla cima del Cidneo
Il Castello, fortezza e macchina da guerra
Vista dal Monte Maddalena
Brescia: città di antichi Monasteri
e dei bellissimi chiostri ancora sconosciuti
Torre del Popolo (Pegol) e Duomo Nuovo
Brescia nei francobolli
Vista, dall'alto del Castello, della città
Brescia Museo Mille MIglia
Piazza della Loggia
Particolare della Croce di Desiderio
Polittico di Maestro Paroto
Palazzo Ferrante - Interno
Orologio di Piazza Loggia
Chiesa di S.Francesco

brescia city

Crystal Palace

Il grattacielo Crystal Palace di Brescia è stato realizzato negli anni 1988-1990 su progetto dell’architetto Bruno Fedrigolli.  Alto 110 metri e provvisto di piattaforma eliporto, conta 27 piani ad uso uffici.
Fatevi un giro sull’ascensore che, essendo velocissimo, a qualcuno darà sensazioni da brivido..
Edificio in cemento armato, la struttura esterna è rifinita con pannelli di vetro azzurrato ed alla base è presente (ora non funzionante) una fontana artistica con struttura metallica in bracci semoventi, cucchiai e campane.
Il grattacielo, insieme con la più piccola ed adiacente architettura “Symbol” (chiamato localmente “matitone” per la sua caratteristica forma a matita con la punta verso il basso, ispirazione per successive costruzioni), per le sue fattezze avveniristiche ha fatto da sfondo in spot pubblicitari ed ha dato il via negli anni ’90 ad un forte impulso di urbanizzazione del quartiere di “Brescia 2”, sorto inizialmente nei primi anni ’70, con palazzi e torri ad uso prevalentemente di ufficio.

Nella foto in galleria un bozzetto del progetto originario: il grattacielo doveva essere alto 140 m. , ma fu tagliato per 30 metri…  La fontana “sonora” alla base del “grattacielo” (vedi articolo)  ormai non risuona più da anni,  con giochi d’acqua avrebbero dovuto dar voce a quattro campane denominate : Ignis (fuoco), Terra, Aer(aria), Aqua, i quattro elementi

Leggi un altro articolo sul Crystal Palace

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Cinemobile

 

Cinemobile Fiat 618 1936


Filmato tratto dalla “La Grande storia” RAI TRE


Il Cinemobile FIAT 618, già dell’Istituto Nazionale Luce (cm.203x522x278, peso 3700Kg), è stato realizzato dalla Carrozzeria Viberti su disegno Revelli di Beaumont; il furgone al suo interno è dotato di un proiettore per pellicole da 35mm e diffusori di suono incorporati. L’automezzo restaurato dalla ditta bresciana STORICAR, grazie all’intervento della Regione Lombardia che ne è proprietaria, è stato concesso in comodato alla Fondazione Micheletti per il Museo dell’Industria e del Lavoro “E.Battisti” di Brescia. Il Cinemobile era un mezzo attrezzato che portava il cinema nei paesi e nelle contrade che ne erano privi. tempi in cui la televisione non c’era, e il cinema era l’unica forma di comunicazione di massa. Questo “pezzo unico” è stato prodotto all’origine in pochissimi esemplari, modificando il furgone FIAT 618 a benzina, due cilindri di cilindrata, dotandolo della migliora strumentazione dell’epoca: un apparato sonoro “Balilla” del 1935 e un proiettore “Victoria V” della ditta milanese Cinemeccanica,la stessa casa costruttrice che ha provveduto ad un primo intervento di ripristino dell’impianto sonoro e di proiezione, il proiettore è un pezzo fuori serie, appositamente modificato per permettere l’installazione all’intemo della cabina di proiezione del Cinemobile.

Ma questo modello da dove viene? Ci racconta la storia in un pezzo giornalistico uscito sull’Unità il 3 gennaio 1995, Pier Giorgio Betti, giornalista, e il Sig.Fulvio Carosi, romano de Roma ma trapiantato aTorino. Il Sig. Carosi è appassionato d’auto d’epoca e riesce a barattare con un rottamatore il Cinemobile. Lo custodisce in casa sua a Torino e poi, rifiutato dal Museo del Cinema   infine,  comperato e rimesso a nuovo dalla Regione Lombardia.

 

Il Cinemobile prima del restauro

Il Cinemobile prima del restauro

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The Cinemobile Fiat 618, already the National Light (cm.203x522x278, weight 3700Kg) was achieved on a design by Carrozzeria Viberti Revelli di Beaumont, inside the van is equipped with a 35mm projector and speakers sound pellicoleda incorporated . The vehicle restored by the firm HISTORICAL Brescia, thanks to the Region of Lombardy, which owns it, has been on loan to the Foundation Micheletti for the Museum of Industry and Labor “E. Battisti” in Brescia. The Cinemobile was wearing half-equipped cinema in countries and districts who were without it. time when television was not there and the cinema was the only form of mass communication. This “piece” was originally produced in very few samples, modifying the Fiat 618 van petrol, two-cylinder engine capacity, providing it with the best instruments of the time: a sound device “Balilla” of 1935 and a projector “Victoria V “Company Cinemeccanica Milan, the same manufacturer that has provided first aid to a recovery plant sound and projection, the projector is a bit out of range, specially modified to allow installation of the projection booth of all’intemo Cinemobile.

 

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Il Bue d’Oro

Bue d'oro all'angolo tra via Trieste e A.Gallo

Articolo del Giornale di Brescia 1955

Articolo del Giornale di Brescia 1955

 

 

 

 

Il 16 febbraio 2013 dopo un intervento di restauro e conservativo, la statuetta del Bue d’oro è ritornata al suo posto. Di seguito la sua storia.

All’angolo tra Via Trieste e Via Agostino Gallo esiste una statua lignea di un bue, dorata, posta su un baldacchino anch’esso di legno. Come mai? Una leggenda dice che nei pressi della piazzetta Giovanni Labus esisterebbe sepolto un bue d’oro zecchino. a tal proposito si ricorda che in questi luoghi fu ritrovata la bronzea Vittoria Alata…

Ma una storia più veritiera racconta che che nei paraggi vi era la bottega di un macellaio il quale, diventato ricco grazie alla vendita di carne, volle ringraziare la buona sorte con la statuetta dorata.

Il Bue di legno subì, negli anni ’60 anche un incidente e venne strappato da un camionista inesperto. I fratelli Bettini vetrai e corniciai però rimisero in sesto il Bue dorato.

In un articolo del giornale di Brescia del maggio 1955 si racconta di un intervento restaurativo.

La Meridiana di San Giuseppe

 

La Meridiana Verticale (lunga una ventina di metri a pavimento) di Padre Rosina è stata costruita nel 1792 come ricorda la lapide posta ai piedi del foro gnomonico che cos’ si traduce:

“(L’anno 1792 i Minori Osservanti misero in opera questo schema che dà il Mezzogiorno, opera di un confratello, per regola dei Bresciani).”

 

E’ realizzata ad un centinaio di metri dall’orologio veneziano di Piazza della Loggia.

Il Convento di San Giuseppe fu, con un’ordinanza, incaricato di determinare il Mezzodì vero in modo da dare un unico segnale alle torri che suonavano le campane. Nella sala esiste anche un orologio a muro.

Il convento di San Giuseppe conserva anche tre chiostri, il maggiore restaurato ed occupato dal Museo Diocesano, gli altri due, non mantenuti benissimo, affrescati con le storie di San Bernardino e le immagini dei monasteri lombardi francescani.


Da visitare.

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Le fornaci (calchere) di Ponte Grotte

Sono strutture ben visibili dalla tangenziale Ovest nei pressi (di fronte) alla ex-caserma Papa e sul ciglio del Ponte Grotte o Crotte. Pochi sanno che sono tre fornaci che un tempo, nemmeno troppo lontano, dal 1875, servivano per produrre calce dalle pietre che venivano raccolte sul greto del fiume Mella. Le fornaci furono proprietà di Giacoletti e poi di Crescini e poi di Rovetta. fanno parte dell’archeologia Industriale e sono tutelate dal Ministero dei beni culturali.

Per le foto ringrazioVELIS per la cortesia e l’autorizzazione a pubblicare. Foto scattate durante una visita nel 2007.

Sono strutture ancora solidissime eccetto che nelle parti in legno, che per forza di cose, andranno rifatte. Si dice che l’intervento di ripristino verrà fatto a breve

Link allo Studio di Fattibilità per un utilizzo museale  delle fornaci (arch. Valerio Vitali) (Molto interessante)

Anche una poesia:

 

contro un cielo
tramonto di fuoco
si stagliano
ancora
nel crepuscolo
le tre calchere
emergono
nell'anima
i ricordi
di me bambino
alla scoperta
del mondo
tre sentinelle
poste
sui bastioni della vita
mi difendono
dai fantasmi della notte
(Terenzio Formenti)

Nella Torre dei Francesi in castello

Castle, the tower staircase found
10:02 pm
sunday, 02 agosto 2009

Eight feet of elevation gain modulated by thirty steps, all perfectly preserved. A passage “novel” which opens in a sort of room where she found a space using one of the gunner engaged in defense of the outer walls. And ‘the old staircase tunnel found inside the Tower of the French, in the Castle.

A slope, in fact, able to connect the top floor of the tower to the strategic position of defense of the fortress. Here’s what lies behind that grid by cavers noticed years before, just the top floor of the structure.

The Tower of the French, or French Tower, is on three levels higher and fourth underground. It was built around the fifteenth century at the hands of the Venetians and is so named because after the explosion of a powder, was rebuilt by the French who took away his dominion over the city to the Venetians from 1509 to 1516. The Tower – 33 meters high with a diameter, at the drum, at 17 meters with walls up to 4.5 meters thick – is cylindrical in shape and features a tapered base that rests directly on the rock.

The finding – that “very likely though not yet with certainty” could be traced back to an era before the sixteenth century – will be accessible to the public during the guided tours conducted by the caving in Brescia from next week.

The tours allow you to access the interior of towers, bunkers, tunnels, trenches and ramparts, environments characteristic of the Castle of Brescia otherwise inaccessible. Three routes studied, educational, classic and caving, each divided by “zone”. E ‘compulsory reservation. Schedules, costs, information and booking procedures on the website www.speleoasb.it

from Giornale di Brescia

Castello, nella torre la scalinata ritrovata
Ore 10:02
domenica, 02 agosto 2009

Otto metri di dislivello modulati da trentotto gradini, tutti perfettamente conservati. Un passaggio “inedito” che si apre in una sorta di stanza d’ausilio dove trova spazio una delle fuciliere adibite alla difesa delle mura esterne. E’ l’antica scalinata in galleria ritrovata all’interno della Torre dei Francesi, in Castello.

Una risalita, insomma, in grado di collegare l’ultimo piano della Torre alla postazione strategica di difesa della fortezza. Ecco cosa si nascondeva dietro quella griglia notata dagli speleologi anni prima, proprio all’ultimo piano della struttura.

La Torre dei francesi, o Torrione francese, è articolata su tre livelli superiori e un quarto sotterraneo. Venne edificata attorno al XV secolo per mano dei veneziani ed è così chiamata perché, dopo lo scoppio di una polveriera, fu ricostruita proprio dai francesi che tolsero ai veneziani il dominio sulla città dal 1509 al 1516. Il Torrione – alto 33 metri con un diametro, in corrispondenza del tamburo, pari a 17 metri con murature spesse fino a 4,5 metri – è di forma cilindrica ed è caratterizzato da una base troncoconica che poggia direttamente sulla roccia.

Il ritrovamento – che “con molta probabilità anche se non ancora con certezza” potrebbe risalire a un’epoca antecedente il XVI secolo – sarà accessibile al pubblico durante le visite guidate condotte dall’Associazione speleologica bresciana a partire dalla prossima settimana.

Le visite guidate permettono di accedere all’interno di torri, casematte, gallerie, camminamenti e bastioni, ambienti caratteristici del Castello di Brescia altrimenti non accessibili. Tre gli itinerari studiati: didattico, classico e speleologico, ognuno dei quali suddiviso per “zona”. E’ obbligatoria la prenotazione. Orari, costi, informazioni e modalità di prenotazione sul sito web www.speleoasb.it

dal Giornale di Brescia

Chiesa di San Giuseppe

interno della chiesa di san giuseppe

interno della chiesa di san giuseppe

La Chiesa di San Giuseppe fu iniziata nel 1519 ed è cara a generazioni di lavoratori che dedicarono ai santi protettori delle loro corporazioni le venti cappelle. Si trova in un angolo tra Corso Mameli e Via Gasparo da Salò. E’ ampia e maestosa, divisa tra tre navate raccoglie numerosi quadri degli autori: Avogadro, Scalvini, Paglia, Jacopo Palma, Gandino. Nella grande cantoria c’è il monumentale organo Antegnati.  Sul pavimento al cospetto dell’altare maggiore c’è la tomba di

Tomba di Benedetto Marcello

Benedetto Marcello musicista del 1700 e al cui nome è dedicato il Conservatorio di Venezia.

Vicino la tomba di Gasparo da Salò inventore del violino. Da visitare i chiostri interni uno dei quali accessibile dall’entrata del Museo Diocesano.

Tomba del Cane

Sulla strada che da Brescia sale verso il Monte Maddalena (strada Panoramica), dopo qualche chilometro, si noterà uno strano monumento funebre. E’ da sempre chiamato “La Tomba del Cane”. Vi sarà davvero sepolto un cane, un cane importante, vista la mole del sepolcro?

La “Tomba del cane”, o arca Bonomini, era destinata, in origine, ad accogliere le spoglie di Angelo Bonomini , un commerciante bresciano e del suo socio Giuseppe Simoni che avevano un negozio in contrada di Palazzo Vecchio al numero 21. I due soci negoziavano coloniali, seterie, ottoni e affini e si erano conquistati una grande fortuna patrimoniale.
Il Bonomini e il socio, avevano lasciato nel 1837 tutti i propri beni all’Ospedale Maggiore di Brescia, con la condizione che si costruisse nel  ronco di Fiorano un monumento marmoreo. Il 3 luglio 1847 fu indetto un concorso portato a termine nel 1854. Vinse il progetto l’arch. Rodolfo Vantini (quello del cimitero) e i lavori si iniziarono nel febbraio 1856. A novembre Vantini moriva e le competenze dovute furono pagate alla vedova (315 Lire). 2247 Lire furono invece pagate allo scultore G.B.Lombardi che pochi anni dopo ebbe anche la commessa del monumento a ricordo delle X Giornate donato da Vittorio Emanuele II (la Bella italia). Il piccolo mausoleo in pietra di Rezzato alto 12 metri fu collaudato il 20 luglio 1860 dall’Ing. Giuseppe Vita che aveva costruito l’edificio e dei  portici del Mercato dei grani (P.le Arnaldo). L’opera costò in totale 28.704 lire austriache, circa 100.000 euro di ora.
Ma il sepolcro  non accolse mai le spoglie dei due commercianti.
Secondo tradizioni e leggende la tomba conterrebbe un cane, ma questo non è vero.

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