Ugolino, il Cavaliere del Broletto
mandato in esilio dai Guelfi. Ma dove si trova questo affresco del 1200? Click sull'immagine per saperne di più
Le cave di Botticino
Estrazione del Marmo di Botticino dalle cave. Se vuoi conoscere di più clicca sull'immagine
Piazza della Loggia
in una stampa del '700
Crystal Palace
Click sulla foto per leggere qualche curiosità...
Il Capitolium Romano
Il tempio con annessa la Piazza del Foro, il Teatro e la Basilica....
Mosaico di una Villa Romana
MilleMiglia
la corsa nata a Brescia ora in versione storica. Tutti gli anni nel mese di Maggio
MILLEMIGLIA
Brixia
Il vero viaggio di scoperta non consiste nello scoprire nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi (Marcel Proust)
Motori della MilleMIglia
Un pezzo dell'Acquedotto Romano
che per 25 chilometri portava acqua a Brixia. Ancora visibile in alcuni tratti.
Bresciaunderground
La città esterna vista dal cuore di Brescia. Da un'aperura del sottosuolo in Via S.Faustino
Il Maglio tuonante nelle valli...
Il Castello-Fortezza sulla cima del Cidneo
Il Castello, fortezza e macchina da guerra
Vista dal Monte Maddalena
Brescia: città di antichi Monasteri
e dei bellissimi chiostri ancora sconosciuti
Torre del Popolo (Pegol) e Duomo Nuovo
Brescia nei francobolli
Vista, dall'alto del Castello, della città
Brescia Museo Mille MIglia
Piazza della Loggia
Particolare della Croce di Desiderio
Polittico di Maestro Paroto
Palazzo Ferrante - Interno
Orologio di Piazza Loggia
Chiesa di S.Francesco

Personaggi

Personaggi famosi di brescia

Uno 007 bresciano: Giovanni Bellaso

La crittografia è la scienza che studia dei metodi per codificare dei testi per nasconderne il significato. Si usa per scopi militari-spionistici (famoso il caso di Alan Turing e la macchina nazista ENIGMA), ma anche per scopi civili – vedi le trasmissioni dei messaggi crittografati che si adopeano per i cellulari e nell’informatica-.

Bene! Un tal Giovanni Battista Bellaso o Belasi, da cui la località Fenili Belasi, nato nel 1505 nella Quadra di S.Giovanni,  fu , nel 1533  il pioniere dell’arte crittografa o scrittura cifrata, comunque il primo in assoluto a introdurre il concetto di “Parola Chiave”, oggi si dice “key word” . Di lui si sa molto poco se non che fu di famiglia nobile, laureato in Diritto e nel 1549 a Roma al seguito del Card. R.Pio da Carpi. Nel 1533 pubblicava  un volumetto tascabile intitolato: “La cifra del Sig. Bellaso nuovamente da lui ridotta a grandissima brevità et perfettione”

C’è che ritiene che sia stato anche un precursore di Galileo Galilei in quanto in una sua opera, del 1564 “Nuovi et singolari modi di cifrare” si pone il seguente interrogativo: “La ragione perchè lasciando cadere da alto e basso due palle, una di ferro et l’altra di legno così presto cada in terra quella di legno come quella di ferro”.

Paganino e Alessandro de Paganinis de Cegulis: il primo Corano

Paganino e Alessandro de Paganinis, padre e figlio, originari di Cigole in provincia di Brescia, iniziarono l’attività di tipografi in quel di Toscolano dove ancor oggi esiste ed è viva una tradizione di produzione cartaria tra le più importanti d’Italia. Agli inizi del XVI secolo Brescia sottostava al governo della Serenissima, capitale di attività produttive, di commerci con tutto il mondo di allora e in particolar modo con l’Oriente. I Paganini si trasferiscono a Venezia ed aprono una delle prime botteghe per la stampa e la produzione in serie di libri. Notevoli le loro produzioni e i titoli usciti dai loro torni tipografici.

Paganino fu il primo a proporre ai salotti intellettuali di Venezia dei volumi dal formato tascabile. Ma iCIMG5476l capolavoro, della casa editrice è il “Libro dei Ricami”, un manuale del ricamo, con descrizioni e tavole prospettiche di come ricamare stoffe, camicie e trasferire disegni raffiguranti putti,  animali, figure geometriche, con tanto di gradi di difficoltà del lavoro di ricamo. Fu una novità assoluta per quell’epoca. Un esemplare del raro volume è conservato presso la biblioteca Queriniana di Brescia.

Attorno al 1537 hanno una bella idea “editoriale”. Perchè non dare alle stampe anche il Corano, fino ad allora prodotto solo con scrittura amanuense? Il progetto è importante perchè bisogna costruire tutti i “fonts”, come si direbbe ora, necessari alla lingua araba. E iniziano l’opera che comporta grossi investimenti economici ed anche la presenza di conoscitori della lingua araba che possano consigliare, verificare e correggere. Fiutando un grosso business i due, nell’autunno del 1538, stampano le copie, ne caricano una galea e partono per la Turchia.

Arrivati finalmente al controllo turco, dopo le verifiche doganali, vengono arrestati con un’accusa terribile: hanno osato non solo stampare con delle macchine il Corano ma hanno inserito nel testo originale una serie di errori. Per questi motivi vengono velocemente processati e condannati a morte. Solo l’intervento della diplomazia veneta e di quella genovese permette loro di risparmiare sì la vita, ma di essere condannati all’amputazione della mano destra, l’arto che aveva commesso il sacrilegio.  Nel frattempo tutte le copie sono bruciate perchè non rimanga alcuna traccia dell’opera.

 

STAMPATORI BRESCIANI DEL 1500.
Si contano 500 stampatori bresciani operanti nel 1500 in tutt’Italia, a Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Reggio Emilia, Firenze, Roma. Una presenza importante di cui si ricordano i Brittanico, i Paganini, gli Zanetti, i Fracassini, i Gelmini, i Bresciano, i Pezzoni. Un’attività iniziata fin dal 1472 da Tommaso Ferrando e da Pietro Villa, considerando che l’invenzione della stampa è del 1450 (J.Gutemberg)

Luigi Gussalli: l’uomo nella Luna

Ing. Luigi Gussalli

Ing. Luigi Gussalli

Luigi Gussalli nato a Bologna nel 1885 e morto a Barbarano di Salò nel 1950 (bresciano d’adozione), fu un ingegnere molto attivo in vari campi tecnologici. Già da bambino , nel giardino della sua casa (ancora in Via Montesuello 4, a fianco del Liceo scientifico “A.Calini”), sperimentava vari giochi meccanici.

Nel 1912 costruì un motore a reazione, il 18 dicembre 1918 un carro d’assalto e poi si dedicò all’astronautica anticipando di molto le intuizioni che in seguito ebbero sia gli americani che i russi-sovietici. E’ del 1923 la pubblicazione: “Si può già tentare un viaggio dalla Terra alla Luna? Relazione di esperienze eseguite con propulsori a doppia reazione”. Si ricorda che appena diplomato, con un aerostato di sua costruzione sorvola Brescia, atterrando fortunosamente nel cortile del convento delle Suore Canossiane in Via S.Martino delle Battaglie.

Inventa una specie di automobile a trazione “equina” che chiama Ippomobile (un cavallo su un tapis-roulant fa da motore di quest’auto) e a Pontedilegno nel 1920 sfreccia sulla neve con la sua slittamobile (un antesignano gatto delle nevi ).

La targa sul muro della sua casa a Brescia

Nel 1923 inventa la Stereoscopia. Scrive saggi su come vincere l’assenza di gravità su una navicella e prefigura una nave spaziale mossa dal fascio di luce solare.

Il classico profeta in patria.

Un feroce omicidio nella Brescia del 1500

Nel 1542 vicino al Palazzo delle Mercanzie (attuale corso Goffredo Mameli) ebbe luogo un orribile omicidio. La vittima? Un Conte della famiglia Martinengo.

girogimartinengo Giorgio Martinengo, primogenito del Conte Cesare Cesaresco si arruolò ancor giovanissimo nell’esercito di Re Francesco II di Francia. Si dice che fosse un giovane aitante e bello. Studiosissimo, conosceva la lingua greca, latina e francese ed era anche considerato un ottimo letterato.

Ma a queste doti affiancava un carattere ambizioso, superbo e sprezzante degli altri.

Si narra che nel 1539 la Duchessa di Mantova desiderasse venire a visitare la città di Brescia e per questo motivo sorse tra le famiglie nobili bresciane una questione su chi dovesse ospitarla. La Duchessa, per non far torto ad alcuno,  scelse la Locanda del Gambero, la più “inn” del tempo. Appena Giorgio Martinengo lo seppe sborsò del denaro al locandiere e fece spostare e mettere l’insegna dell’albergo in bella vista sul suo palazzo ( il Palazzo Martinengo dell’Aquilone sito nell’attuale Via Trieste sede dell’Unicatt e dell’Istituto Arici). Poi, recatosi incontro alla Duchessa, le indicò la strada che portava al Gambero, ovvero… alla sua dimora.

Quando la Duchessa lo seppe fu divertita dal’inganno, ma le altre famiglie, in particolare gli Avogadro, giurarono di vendicarsi.

Passò del tempo ma nel 1542 Alovisio Avogadro, con molti dei suoi, presso il Palazzo della Mercanzia preparò un’imboscata e uccise con tredici pugnalate e due “palle di pistola” il Conte Giorgio. Del Conte ci resta un ritratto del Moretto eseguito nel 1541.

Benvegnuda Pincinella, la “strìa de Nàe”

“Èn piàssa de la Lòza, i Bressà i vardàa ‘l föch cói öcc föra del có, la pèl d’oca e ‘l cör engremìt, e i  stopàa le orèce pèr mia sènter i grì-cc che vegnìa föra da le fiame. Finìa issé la trista storia de Benvegnuda Pincinella, la strìa de Nàe.” da “Benvegnuda Pincinella, la stria de Nae” di M.Filippini e C.Mazzacani.

“In piazza della Loggia, i bresciani, guardano con gli occhi fuori dalle orbite, la pelle d’oca e il cuore straziato, e si tappano le orecchie per non sentire le grida che vengono fuori dalle fiamme. Finiva così la triste storia di Banvenuta Pincinella, la strega di Nave”.

Benvegnuda Pincinella (piccolina) nasce a Nave (BS) attorno al 1445, il nome significa “benvenuta piccolina”, probabilmente perchè bambina e poi donna minuta. Il suo lavoro, fin da bimba, è quello di portare caprette e pecore al pascolo e questo la fa stare a contatto tutto il giorno con la natura, le fa conoscere le erbe e quello che si può ricavare di buono e meno buono da esse. Comincia così a rispondere ai bisogni d’aiuto dei suoi compaesani e, pian piano, si fa conoscere da tutti. Ma l’Inquisizione veglia e la sua fama di “medichessa” infastidisce, così un giorno viene arrestata. Esistono gli atti del processo per il quale non ci sono testimonianze contro di lei, tutt’altro!. Ma saranno proprio le buone testimonianze che la faranno morire perchè verrà accusata di essere una strega “sapiente”. Così viene “abbruciata” in Piazza Loggia il 29 giugno 1518, il giorno dopo l’esecuzione di Pisogne.

Gli atti del processo sono riportati nei Diarii di Marin Sanudo il Giovane.

Al tempo numerosi furono i processi in Vallecamonica e anche le condanne. Celebre quella di Pisogne dove, nel 1518, nella pubblica piazza (oggi Umberto I), furono suppliziate otto giovani accusate di stregoneria.

Dante Alighieri e Brescia Medievale

Che si sappia non esistono documenti o altre prove che attestino la presenza di Dante Alighieri a Brescia. Errante per la penisola  fece tappa a Verona, a Ravenna, Forlì, forse sul Lago di Garda.

Ormai da un po’ di tempo si parla dei Cavalieri del Broletto, della lunga fila (un centinaio) di antichi cavalieri bresciani “fotografati” sui muri del Palazzo che riportano alla luce le dispute, non solo verbali, tra Guelfi e Ghibellini. L’affresco bresciano, esempio di “pittura infamante”,  ci racconta di un esilio, ci narra che questi uomini, ghibellini, furono cacciati da Brescia per le loro colpe dovute a tradimenti e ad illecite appropriazioni di denaro. Quest’ultima condanna si può dedurre da quella banderuola nera, che poi sarebbe una borsa, portata da tutti ed appesa al collo. Ora, se di borsa si tratta, qualche decennio dopo ritroviamo la scena, descritta in lingua e non con i pennelli, da Dante Alighieri: Canto XVII versetto 54 dell’Inferno:

“Poi che nel viso a certi li occhi porsi,
ne’ quali ’l doloroso foco casca,
non ne conobbi alcun; ma io m’accorsi

 

che dal collo a ciascun pendea una tasca
ch’avea certo colore e certo segno,
e quindi par che ’l loro occhio si pasca.  “

Qui sono descritti coloro che nella loro vita amarono il denaro sopra ogni cosa, facendone usura e danneggiando altri per averne sempre di più. Ora tali personaggi danteschi sono descritti con una borsa appesa al collo che, evidentemente, faceva riconoscere a tutti, la loro colpa. Era uso, nel medioevo, raffigurare gli usurai egli avari con la borsa al collo. Esempi ce ne sono nella colleggiata di Ennez, nella Cappella degli Scrovegni a Padova, a Conques Sainte Foy.

Qui un altro articolo su Dante e Brescia

Brescia com’era: Via V.Fenarolo – Personaggi bresciani

A Brescia in centro città esiste una via chiamata Ventura Fenarolo. E’ una via che si trova nell’antico centro ed è prospiciente la Chiesa di S.Maria del Carmine. L’antico nome era “Vicolo del Vituperio”, nome derivante dal fatto che era luogo di esercizio della prostituzione. Ventura Fenaroli o Fenarolo era un condottiero di ventura nato attorno al 1500, si ritrova a Brescia tra coloro che congiurano per far rientrare Venezia al posto dei francesi. Nel Gennaio del 1512 Viene scoperta la congiura dei partigiani della Serenissima ai danni dei francesi che dominano Brescia. Bandito pubblicamente, si rifugia in un sepolcro nella chiesa o nel convento di Santa Maria del Carmine. Rintracciato per la delazione di un confidente, Giovanni Rubini, o per la presenza di un suo cane, cerca di uccidersi con un pugnale al fine di sottrarsi alla cattura. Pur gravemente ferito, viene trasferito nel castello e, sottoposto a stringenti interrogatori, denuncia numerosi complici. Muore dissanguato dopo essersi strappato le bende ed avere dilacerato le ferite. Il suo corpo è ugualmente appeso alla forca in piazza della Loggia. Nelle foto la via com’era e com’è e un quadro dell’Hayez che descrive la cattura del Fenarolo davanti alla Chiesa del Carmine, tradito dal suo cane.

Un inventore scienziato dimenticato

Nato ad Adro il 14 marzo 1748 e morto a Brescia il 13 marzo 1835, l’abate Marzoli Bernardino si occupò di ottica e inventò un metodo per cementare le lenti cromatiche che fu apprezzato anche da scienziati stranieri. Fu anche cartografo e il 4 gennaio 1800 fu incaricato alle Scuole delle Grazie e direttore nel 1808 del gabinetto di Fisica del Liceo di Brescia. Nello stesso anno presentò all’Ateneo di Brescia una relazione sul metodo di costruzione degli obiettivi acromatici. Il prototipo, presentato a Milano nel 1811 venne premiato con una medaglia d’argento del Ministero dell’Interno. L’apparecchiatura del Marzoli venne esaltata per la grande esattezza e le sue teorie trovarono menzione nel 1828 nel volume di Giovanni Santini : “Teorica degli strumenti ottici”. Nel 1834 donò all’Ateneo un microscopio solare ed una macchina oscura. Nel cimitero monumentale di Brescia un amico pose un cippo funerario che ancora oggi ricorda lo scienziato di Adro.

Dante Alighieri, la Divina Commedia e Brescia

Dante Alighieri, l’autore della Divina Commedia, può in qualche modo essere messo in relazione con la città di Brescia?  C’è qualcosa che li lega? Cerchiamo di rispondere a queste domande.

1. Stampa della “Commedia” del Bonini

Bonino Bonini stampatore , seppur non bresciano d’origine, apre a Brescia una tipografia nel 1483 e stampa una quarantina di opere per la maggior parte classiche. Una grandissima novità fu la stampa della Divina Commedia, con commento di Landino,  associata a 68 Xilografie.

2. Personaggio dell’Inferno:

Mastro Adamo. Dante lo ricorda come falsario di monete e lo pone all’inferno (Canto XXX – 49-129) dove lo vede idropico, gonfio, simile a un liuto mostruoso. I più antichi commentatori lo dicono di Brescia, mentre i più recenti inglese e vivente a Bologna nel 1270. Passato nel Casentino in un castello dei conti Guidi, che navigavano in cattive acque, avrebbe battuto per loro dei fiorini sotto il conio del Comune di Firenze, ch’erano buoni di peso ma non di lega. Scoperto fu preso nel 1281 e arso vivo.

3. Personaggio del Purgatorio 

Currado da Palazzo, bresciano, Purgatorio, canto XVI, verso 124. Siamo nella terza cornice e Dante parla, come sempre, della corruzione umana.
E’ Corrado III dei conti di Palazzo da Brescia, capitano di parte guelfa e reggitore di alcune podesterie. Visse nella seconda metà del sec. XIII. Fu, per opinione comune di tutti gli antichi commentatori, un uomo di esemplari virtù civili e cavalleresche e di provata liberalità.
Corrado III ricoprì numerose cariche pubbliche nella sua città ed a Firenze, come vicario di Carlo I d’Angiò nel 1276 e come capitano l’anno seguente. Dante, già adulto, ebbe, così, occasione di apprezzarne personalmente le qualità.

4. Luogo

Brescia è citata in Inf. XX 68 “Loco è nel mezzo là dove ‘l trentino / pastore e quel di Brescia e ‘l veronese / segnar poria, s’e’ fesse quel cammino“. Diversi sono i pareri intorno alla posizione esatta del loco. Interessante è quanto dice il Vellutello: ” Abbiamo da notare che la lunghezza di questo lago è contenuta tra Peschiera, castello nel Veronese pur a riva del lago, e Riva di Trento, e in mezzo a punto, pur su la riva, e poco lontano da Malsesene, e per contra ad una isoletta detta san Giorgio, è un luogo, che volgarmente si chiama Termellon, ed è per corrotto vocabolo: imperò che Terminon da termino vuol esser detto perché quivi termina e confina il Bresciano e il Trentino; e perché tutta l’acqua del lago è della diocesi e giurisdizione veronese, però quivi il Veronese vien medesimamente ancora a terminare… “.

Dante sul Lago d’Iseo

Una tradizione, non supportata da elementi documentali, vuole Dante, nel 1311, ospite nel Castello dei Lantieri a Paratico sul Lago d’Iseo. Il prof. Vincenzo Busti sosteneva che “Dante dovette ispirarsi al panorama splendido di Paratico nella composizione del II° Canto del Purgatorio.” Sembra che anche Boccaccio abbia fatto riferimento al soggiorno di Paratico del sommo poeta fiorentino (cfr. “Memorie per servire alla vita di Dante ed alla storia della sua famiglia” Giuseppe Pelli 1823)

Note: Se vuoi leggere on-line la Divina Commedia cliccaqui

 

Lana Francesco: Un genio dell’Aerostatica

 

Di Francesco LanaTerzi tutti ricorderanno che a Brescia una scuola ha questo nome, ma scommetto, che pochissimi ne conoscono la ragione. Il Lana nacque a Brescia nel 1631 (13 Dicembre) da una nobile famiglia proveniente dalla Franciacorta. Giovanissimo (16 anni) Francesco decide di entrare nella Compagnia di Gesù (Gesuiti), che ancora oggi annoverano tra le loro fila scienziati di fama mondiale.  Da ora in poi il Lana spazia tra decine di materie dello scibile umano e viaggia in lungo e largo per l’Italia. Nella sua pubblicazione manoscritta “Podromo” affronta il problema del volo stante le conoscenze di allora e progetta una macchina volante (una specie di mongolfiera), che si basa sul principio di Archimede. Inventa, primo al mondo, la nave volante.

Lo stesso principio è quello che usarono i fratelli Montgolfier per costruire la

La "nave" volante di F.Lana

loro prima macchina volante. Sembra che Francesco non abbia dato seguito alla propria idea, realizzando l’opera dal vero, perchè ne temeva l’uso militare.

 

È il sole che ruota intorno alla terra…

…e non il contrario, o bestie!”. Così affermava un famoso bresciano, di Rudiano, negli anni trenta. Giovanni Paneroni, così si chiamava, girava nella Regione Lombarda vendendo dolciumi, frutta e diffondendo le sue idee un po’ strampalate.  Ed ecco un articolo da Corsera nientemeno che del grande Indro Montanelli:

“Nei registri sindacali, che ho accuratamente frugato per ricostruirne la storia, Paneroni figurava come «muratore» o «manovale». E infatti girava (prima a Brescia, poi a Milano e, credo, in altre città) armato di una cazzuola, un secchio e una ruota per dare dimostrazione pratica e visiva della sua teoria, che non era roba da poco. Si trattava nientemeno che della concezione geocentrica dell’ Universo contro quella eliocentrica o copernicana. Secondo lui, la teoria di una Terra che girava intorno al Sole non stava, è il caso di dirlo, né in cielo né in terra, e per dimostrarlo Paneroni non spendeva tante parole: montava la ruota sul trespolo che io (da ragazzo suo aiutante e discepolo) gli porgevo, ci legava sopra il secchio pieno d’ acqua, e la faceva girare finché l’ acqua si rovesciava. «O bestie! – Paneroni apostrofava i passanti, perché i suoi esperimenti dimostrativi li faceva per strada -, vedete? Voi camminate coi piedi in su e la testa in giù, e non lo sapete?Vi sembra possibile, o bestie?». Il traffico si fermava, arrivavano i ghisa e cacciavano via Paneroni, che ricominciava venti metri più in là bloccando il traffico, finché lo portavano insieme al suo sottoscritto aiutante in questura. Nessuno sospettava che questo povero manovale semi-analfabeta restituiva alla Terra la dignità di centro dell’ Universo che Copernico e Galileo, col loro sistema, le avevano tolto, degradandola al rango di una povera scheggia persa nella periferia dell’ Infinito col suo Signore, l’ Uomo, ridotto a un puro incidente biologico destinato a incenerirsi con essa. Questo fu il mio Paneroni: il Restauratore e Vindice di Tolomeo e della Genesi.”

Primo stampatore d’America? Un bresciano

Appena dopo l’invenzione del processo di stampa da parte di Gutemberg in poco tempo a Brescia fiorirono grandi maestri tipografi e dalle loro botteghe uscirono le prime stampe di grandi opere. Cito Bettoni, Farfengo, Bonino Bonini…

Ma c’è n’è uno con una grande particolarità: Giovanni Paoli (1505-1560). Questo stampatore bresciano fu il primo a portare in America l’arte della stamperia nel 1539 aprì una bottega  nel Messico.

A Giovanni Paoli è intitolata una via nel quartiere di via Chiusure.

Leggere anche il libro:

Giovanni Paoli da Brescia e l’introduzione della stampa nel nuovo mondo (1539-1560) di E.Sandal –

Nicolò Tartaglia: il fascino della matematica

Il 19 febbraio 1512 le truppe francesi di Gastone di Foix, arrivate da Bologna, passando, ironia della sorte, dalla Strada del soccorso, entrano in Brescia difesa dai cittadini e dalle truppe di Venezia e la sottopongono a una strage spaventosissima e al saccheggio. Secondo gli storici del tempo ben 4000 carri furono impiegati per trasportare i tesori e le masserizie rubate dalle soldatesche.

Durante gli assalti, che non risparmiarono nemmeno le chiese, rimase ferito da una spada di un soldato alla testa ed alla bocca, e riparò con la madre all’interno del Duomo Vecchio, Nicolò Fontana (figlio di tal Michelotto Cavallaro), che poi avrebbe assunto il nomignolo, con il quale è conosciuto, di Tartaglia.

Tartaglia divenne un famosissimo matematico autodidatta perchè poverissimo, con il quale si imbattono ancora gli studenti delle superiori quando studiano come risolvere le equazioni di terzo grado (metodo o Triangolo del Tartaglia). Alui si deve anche la traduzione degli Elementi di Euclide (click per scaricare l’opera).

A Brescia c’è un monumento dalle parti di Via Trieste, un Istituto I.T.G dei Geometri a lui intitolato, una via e una lapide posta sopra l’entrata della Rotonda (Duomo vecchio) che ricorda l’episodio del ferimento e il successivo salvataggio in Duomo.

Ludovico Pavoni e il Risorgimento

unità-italia-bscity_mini-180x300Lodovico Pavoni (Brescia 1784 – Saiano 1849), fu sacerdote, educatore della gioventù e un imprenditore. Riceve l’ordinazione sacerdotale nel 1807 in San Pietro in Oliveto Nel 1821 Pavoni impianta una tipografia o, come lui stesso la chiamerà, una «Scuola tipografica» con annesso laboratorio. È la prima scuola grafica aperta in Italia. Si tratta di un luogo in cui si realizza una vera attività di formazione professionale in stretto legame con una struttura educativa. Condotta con i corretti criteri di un’azienda, la tipografia del Pavoni sarà anche, per molti anni, in Brescia, espressione vivace della stampa cattolica e strumento di apostolato. Pavoni morì come aveva vissuto: eroicamente. Durante le famose «dieci giornate» di resistenza agli austriaci da parte dei bresciani, nella notte del 25 marzo 1849, Pavoni portò in salvo i suoi ragazzi da Brescia a Saiano.

Fu colto da violenti febbri dalle quali non guarirà più. Spirò il 1°aprile, mentre Brescia era illuminata dai fuochi della rappresaglia austriaca.La Chiesa riconosce l’eroicità delle sue virtù il 5 giugno 1947e lo propone a tutti come modello di vita cristiana il 14 aprile2002, quando Giovanni Paolo II lo proclama «Beato».

Dai suoi impianti esce nel 1911 questa rara collezione di cartoline che, unite come in un puzzle, commemorano il 50°, anniversario dell’Unità d’Italia.
(Foto per gentile concessione di Carlo Buccio.)

Personaggi: Mario Rigamonti

rigamontiParliamo di questo calciatore bresciano anni ’50: Mario Rigamonti, al quale è anche intitolato lo stadio cittadino. Rigamonti nasce  a Brescia il 17 dicembre 1922 e morto a Superga il 4 maggio 1949. 4 campionati vinti con il grande Torino.

Calcisticamente muove i primi passi nel Brescia e dalla squadra lombarda approda al Torino appena diciannovenne, nell’estate del 1941. Raggiungerà la prima squadra granata solo nel dopoguerra, gioca infatti in prestito nello stesso Brescia il torneo  del 1944 e nelle file del Lecco il torneo lombardo ’45. È un difensore duro e coraggioso, talvolta rabbioso negli interventi. Il suo ruolo è quello di centrosostegno.

Nel Torino ha giocato 140 partite di campionato contribuendo alla vittoria di quattro scudetti. Nel maggio del 1947 Vittorio Pozzo gli consegna la prima delle sue tre maglie azzurre. Il ruolo di titolare in quella Nazionale che gioca ancora col metodo di Parola.

Con i suoi compagni perde la vita nella tragedia di Superga il 4 maggio 1949 alle ore 17.00.  Aveva una passione sfrenata per la moto e nonostante ci fosse il veto societario, il Presidente lo perdonava sempre per le sue scorribande da centauro. Riposa nel cimitero di Capriolo (Brescia) in una cappella dedicata a tutta la sua famiglia.

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La Linea di Cavandoli

Pochi non ricordano il famosissimo spot di Carosello della mitica Lagostina, la pentola a pressione, pubblicizzata da un cortoon chiamato La Linea. Un personaggio che bofonchiando qualcosa in uno strano linguaggio era formato da un solo tratto e si muoveva solo lungo una linea. Un personaggio nasuto e bidimensionale, ogni tanto aiutato da una mano del disegnatore che a volte interveniva da fuoricampo. La sigla musicale che accompagna va il tutto era quella de “Io cerco la Titina…” Ebbene il creativo era Osvaldo Cavandoli, bresciano di nascita e milanese di adozione.  Di seguito uno spot 1972.

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