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Polittico di Maestro Paroto
Palazzo Ferrante - Interno
Orologio di Piazza Loggia
Chiesa di S.Francesco

Gallo di Ramperto

Il Gallo di Ramperto

Fra i tanti e poco noti cimeli di Brescia c’è anche il gallo del Vescovo Ramperto che, fino agli inizi del secolo,si trovava dall’alto del campanile romanico dei SS. Faustino e Giovita dov’era stato posto nel lontanissimo anno 820, imperatore Carlo Magno.

Nel Medioevo il gallo aveva significati nobili: era il simbolo della fede e della vigilanza.
Il gallo che rinfaccia a S. Pietro il suo tradimento, entra nella simbologia cristiana, accanto al pesce ed all’agnello, come immagine della fede che combatte.

Il gallo di ramperto ha lasciato il campanile dei SS. Faustino e Giovita nel 1910 per essere collocato nel museo di S. Giulia come  simbolo di un’ epoca aurea.

Può essere considerato il decano di tutti i galli da campanile con i suoi quasi 1200 anni di vita.

E’ stato oggetto delle cattive attenzioni delle soldatesche che dimoravano in Castello le quali non trovavano miglior divertimento che prendere ad archibugiate il fiero gallo del sottostante campanile. Il risultato è che le belle piume rivestite di lastrine di rame dorato si sono sfaldate ed anche alcune scritte latine, che vi erano incise con la data di nascita del gallo, si sono perdute.

Il grande filologo romanzo Francesco Novati, integrando le parti mancanti, lesse l’iscrizione incisa sulle penne della coda, che recita:

+Domus – rampertus – episcopus – brixianus – gallum – hunch – fieri – precepit – anno – domini – nostri – yhu – xpi – r – m – octogentesimo – vigesimo – indictione nona – ann – transl. – ss. decimoquarto – sui – episcopatus – vero – sexto:

Monsignor Ramperto vescovo bresciano ordinò che fosse fatto questo gallo nell’ anno di nostro Signore Gesù Cristo 820, nella IX indizione, nell’ anno XIV della traslazione dei Santi [Faustino e Giovita] e VI del Suo episcopato.

Ma chi era il Vescovo Ramperto? Lo si definisce il più grande dotto prelato che Brescia abbia avuto nell’epoca carolingia. Fu Vescovo della città per trent’anni, brescianissimo di origine e di fatto. Vide il passaggio dal regime longobardo a quello franco, diede nuovo impulso a tutta la vita sociale e religiosa della città con la chiamata dei benedettini nel Monastero di S. Faustino. Ha lasciato di sè poche memorie, ma sufficienti ad illuminare la sua eminente figura di riformatore ed organizzatore della vita bresciana. Fu sepolto nello stesso S. Faustino, da lui fatto costruire, e venerato per lunghissimo tempo tanto che gli fu spontaneamente attribuito il titolo di beato.La sua memoria resta unita al gallo che splendeva sulla cima del campanile faustiniano.

I dottori commercialisti ed i ragionieri bresciani, adottano il mitico gallo come simbolo della loro fondazione.

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