Ugolino, il Cavaliere del Broletto
mandato in esilio dai Guelfi. Ma dove si trova questo affresco del 1200? Click sull'immagine per saperne di più
Le cave di Botticino
Estrazione del Marmo di Botticino dalle cave. Se vuoi conoscere di più clicca sull'immagine
Piazza della Loggia
in una stampa del '700
Crystal Palace
Click sulla foto per leggere qualche curiosità...
Il Capitolium Romano
Il tempio con annessa la Piazza del Foro, il Teatro e la Basilica....
Mosaico di una Villa Romana
MilleMiglia
la corsa nata a Brescia ora in versione storica. Tutti gli anni nel mese di Maggio
MILLEMIGLIA
Brixia
Il vero viaggio di scoperta non consiste nello scoprire nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi (Marcel Proust)
Motori della MilleMIglia
Un pezzo dell'Acquedotto Romano
che per 25 chilometri portava acqua a Brixia. Ancora visibile in alcuni tratti.
Bresciaunderground
La città esterna vista dal cuore di Brescia. Da un'aperura del sottosuolo in Via S.Faustino
Il Maglio tuonante nelle valli...
Il Castello-Fortezza sulla cima del Cidneo
Il Castello, fortezza e macchina da guerra
Vista dal Monte Maddalena
Brescia: città di antichi Monasteri
e dei bellissimi chiostri ancora sconosciuti
Torre del Popolo (Pegol) e Duomo Nuovo
Brescia nei francobolli
Vista, dall'alto del Castello, della città
Brescia Museo Mille MIglia
Piazza della Loggia
Particolare della Croce di Desiderio
Polittico di Maestro Paroto
Palazzo Ferrante - Interno
Orologio di Piazza Loggia
Chiesa di S.Francesco

BS Medievale

Brescia medioevale

Il Tremisse Stellato di Re Desiderio

tremisseIl Tremisse Stellato di Desiderio è il più antico reperto aureo coniato dalla Zecca di Brescia oggi a disposizione e visibile presso il Museo di Santa Giulia.

Il Tremisse Stellato era una specie di euro dei Longobardi. Oltre alla sua autenticità, la moneta deve il suo grande valore numismatico e storico, difficilmente quantificabile, al fatto che si tratta di un pezzo unico, non essendo per l’uso quotidiano – per il quale si usavano pezzi di minor pregio intrinseco – bensì utilizzata per i pagamenti “internazionali”, ovvero i tributi ai Franchi.

E’ un oggetto di piccole dimensioni – un “disco” di nemmeno due centimetri di diametro – che rappresenta tuttavia una grande ragione per la quale Brescia e la cultura bresciana possono mostrare orgoglioso vanto

“Unica” è stata definita la moneta ed è così descritta: “Brescia Desiderio, re dei Longobardi (756-774), Tremisse Au 1.04 g. diametro 19 mm. + D° IDESIDE RX, Croce potenziata. R/+ FLAVIABREXIA. Stella accantonata da trattini, entro contorno lineare”.

La Loggia delle Grida del Broletto

 

Nel 1797 durante la “rivoluzione”, che portò alla costituzione della Repubblica Cisalpina Bresciana  dopo gli eventi della Rivoluzione Francese, vennero abbattuti alcuni monumenti che facevano riferimento al precedente governo della Serenissima. Venne perciò distrutta la colonna con il Leone di S.Marco  in piazza Loggia, per far posto all’Albero della Libertà, vennero scalpellate tutte le lapidi del Broletto e venne distrutta la Loggia delle Grida, sempre appartenente al Broletto.

Da questa Loggia, ad esempio,  fu proclamata la pace tra popolo e nobiltà nel 1213.

Il 7 settembre 1902 si inaugurò la nuova Loggia delle Grida ricostruita dall’Architetto Arcioni e che replicava, quasi in tutto, l’antico manufatto. La Giustizia che è al centro nel mensolone ha pesato, il Giudice alla sua destra la guarda e con la mano sinistra offre un fiore al prigioniero che viene dopo, segno che la sentenza gli è stata favorevole. Il Giudice a sinistra, invece, con la mano sinistra indica la Giustizia, guarda al giustiziere, che gli sta accanto e, con la mano destra, sembra che comandi l’esecuzione della avversa sentenza.

 

 

 

 

 

 

La Torre Mirabella

IMG_1462Nell’area del Castello, là dove si trova il Mastio, che è stato adibito a Museo delle Armi, esisteva un’area paleocristiana e un sacell0 dedicato a S.Stefano. In seguito venne costruita una Basilica in seguito distrutta, per un fulmine che la colpì  il 10 agosto 1508 (Elia Capriolo scrive il 20 luglio)  e che causò lo scoppio delle polveri conservate dai veneziani proprio nella torre. Mille barili saltarono in aria e fecero saltare anche la torre causando danni gravissimi intorno (ad esempio Monastero di Santa Chiara). Tra l’altro la vicenda è narrata da Teofilo Folengo nella  “Zaninotella” nel dialogo tra il contadino bresciano Pedralo e l’altro personaggio Toni.

Qualche secolo più tardi  il capitano Carlo Sorelli, comandante del reclusorio della Fortezza, scrisse:
” La folgore percosse questa torre 
(la Mirabella ndr)  il 10 giugno 1508 e mille barili di polvere ivi scoppiando trassero il castello e baluardi a rovina appunto quando sarebbero occorsi per l’appressarsi delle truppe francesi anelanti alla presa della tradita città” .
La Basilica, in origine,  possedeva due torri circolari o meglio due campanili, una di queste è la Torre Mirabella costruita a sua volta su una Torre d’origine romana a base quadrata. La Torre Mirabella, l’origine del nome non è chiara, come detto è circolare ed è alta 22 metri.

L’interno, che come tantissimi monumenti a Brescia, non si può visitare, mostra delle pitture decorative a girali e floreali che si pensano del Cailina e una scala a chicciola interrotta, ogni tanto, da qualche finestrella verticale. In cima, oltre che a tre bandiere campeggiano delle orribili antenne che rovinano l’estetica della torre medievale.

Il  capitano Carlo Sorelli  parlando del  Castello di Brescia riporta che in fondo alla torre Mirabella vennero rinvenuti resti di ossa umane. Scrive letteralmente: ” Umane ossa d’epoca medioevale rinvenute in questa torre e qui riposte l’anno 1894″ (1)

La spianata vicino alla Torre Mirabella si chiamava “dei Turchi” e questo fa venire in mente l’episodio del Pashà ….  rinchiuso nel castello, proprio nella casa accanto al Mastio, e fatto morire, in seguito, per avvelenamento. Che siano sue le ossa in fondo alla Mirabella?

Bibliografia

(1) Carlo Sorelli “Memorie del Castello di Brescia” Tip.Mazzardi 1896 Brescia

Le colonnine di S.Giulia

Un gruppo di otto colonnine provenienti dalla cripta di San Salvatore, ora conservate nel Museo di S.Giulia, riportano degli interessanti capitelli risalenti al periodo di maggior espansione del monastero benedettino (VIII sec.)  mentre le colonnine, probabilmente, vennero eseguite in fase successiva (XII sec.). Molto importante e discusso  il capitello che narra, in quattro facciate, il martirio di Santa Giulia. Sono queste le uniche sculture conosciute ad alto rilievo di figure umane di epoca Longobarda.

Interpretazione classica (1)

(I) La Santa con aureola, viene straziata in croce dai suoi carnefici mentre la mano di Dio appare da una nuvola ad accogliere l’anima, simboleggiata da una colomba, come si legge nel codice di San Remigio di Reims.

 

(II) Santa Giulia (ma la figura non riporta l’aureola) appoggiata alla Croce, strumento del suo martirio, è supplicata da Ansa e dalle sue figlie. In mano la Palma simbolo del martirio e della resurrezione.

 

(III) San Lorenzo (riconoscibile dalla graticola, segno del suo martirio), consegna a S.Ippolito, con il mantello da soldato, il libro del Vangelo (secondo la leggenda Ippolito, militare custode di San Lorenzo, venne da questo convertito)

 

(IV) S.Ippolito portuense Martire (non è S.Ippolito della facciata III), gettato in un acquedotto, viene rinvigorito dalla mano di Dio.

Altra interpretazione

(I) idem

 

(II) Non è S.Giulia ma la badessa (non ha aureola) del monastero benedettino , che s’appoggia alla Croce e porta in mano la palma simbolo anche di santità e, perciò, del suo potere. Le tre ragazze che l’attorniano sono delle novizie. La prima,  di alto lignaggio (per via della fascia alla testa) è a lei confidenzialmente legata ( mano che tiene il braccio della Badessa).

 

(III) Non è Sant’ Ippolito ma un pellegrino. Ne farebbe fede il bordone, il bastone che si intravede sullo sfondo.

 

(IV) Non è una graticola ma una cattedra, un pulpito dalla quale un Santo (Benedetto) porge ad un altro Santo (ha l’aureola), ma laico (non ha tonsura) il Vangelo o la Regola.

 

 

(per le ricerche bibliografiche ha collaborato G.Sartori)

(1) Ignazio Mozzoni  “Tavole Iconografiche della Storia della Chiesa Universale” Litografia Venezia 1859

Le antiche fontane di Brescia…

descritte in uno fra i più antichi documenti in dialetto bresciano, risalente all’anno 1339 .  Articolo di Guido Sartori

Facendo delle ricerche, mi sono imbattuto in una scoperta fatta da mons. Paolo Guerrini che cercando nell’Registro dell’Archivio storico civico dei documenti, portò alla luce uno degli scritti più antichi in dialetto bresciano, risalente l’anno 1339.

Questa importante descrizione delle antiche fontane e del territorio bresciano rende il ritrovamento unico sia per la particolarità, dato che ci presenta un dialetto bresciano diverso da quello “moderno”, sia per l’accuratezza descritta dal perito comunale che stilò la relazione.
Son riuscito a ritrovare la pubblicazione del documento del 1339 in una copia de “la Città di Brescia – Bollettino mensile municipale di cronaca amministrativa e di statistica” . Una lenta lettura vi farà immaginare la nostra Brescia con forme a noi sconosciute, cullate dalla poesia dei corsi d’acqua e dei tanti ponti scoperti.

L’enigmatico bassorilievo di S.Giulia

Quasi all’ingresso del Museo di Santa Giulia, troviamo questo bassorilievo, in pietra medolo alto un metro, con croce latina gemmata che riporta, oltre alla croce, parecchi simboli. Prima di tutto il rapporto tra lunghezza e larghezza è di  circa 1,61… (sezione aurea)  e poi è suddiviso ancora secondo il rapporto aureo.

Faceva probabilmente parte dell’architettura liturgica della basilica e riporta una croce latina con abbellimenti di fiori, l’albero della vita e una figura a 8 (lemniscata simbolo dell’infinito nel linguaggio matematico e non solo).

Appare evidente la ricerca di un significato simbolico d’armonia , di vita, dell’eternità, del principo correlato con la fine.

Altri vi identificano il simbolismo esoterico ma tutto ciò mi sembra solo una forzatura.

I Templari a Brescia?

La Tau

Ma a Brescia davvero c’erano i Templari o è una supposizione, insomma non è certo? Esistono fonti dell’epoca e qualche indizio che attesta la presenza a Brescia di questi Cavalieri difensori del tempio di Gerusalemme ma difensori, soprattutto, dei pellegrini che si avventuravano su sentieri, ancora oggi famosi, per raggiungere, sperando di poter tornare un giorno a casa, le località della cristianità: Gerusalemme, Roma oppure Santiago di Compostela… Da dove partire? Si potrebbe partire proprio da Santiago di Compostela che ci ricorda subito San Giacomo… e almeno due località, a Brescia, portano proprio questo nome.

Per ora mi accontento di segnalare la presenza su un muro cittadino di una Croce a forma di Tau, simbolo insieme ad altri, dei Cavalieri del Tempio: l’avete mai notata? Se la risposta è no, la trovate sempre in Corso Matteotti all’altezza del  19, proprio sopra un locale che si chiama : I Templari…che caso!

Continua….

Altri articoli sul tema:
Abbazia dei templari?

Una Mansione e una Chiesa

Un Monastero Vallombrosano e una villa romana

Interno - Portale della Chiesa (SS.Gervasio e Protasio)

Interno – Portale della Chiesa (SS.Gervasio e Protasio)

Non si finisce mai di stupirsi! A pochi passi dalla città, ai piedi di una collina, in un quartiere che non a caso si chiama “della Badia”, ritroviamo un magnifico e importantissimo Monastero dei Monaci di Vallombrosa (da tempo adibito ad altri scopi) ed anche le tracce di una Villa Romana del II secolo dC. Il Monastero era dedicato ai Santi Gervasio e Protasio, le cui tracce si ritrovano in molti altri posti del circondario. In un altro articolo si parla di questi santi leggendari (cliccaqui). Il Monastero venne fondato attorno al XII secolo e venne occupato dai monaci di Vallombrosa congregazione con regola benedettina che ancora ha la propria abbazia originaria a Vallombrosa (Firenze). continua…

Lipsanoteca di Re Desiderio

Pochi sanno che la Lipsanoteca (museo S.Giulia) fino al 1929 era “smontata”  e riunita a forma di croce e fu ricostruita a forma di cofanetto nel 1929 ad opera di un abile operaio dell’Amministrazione dello Stato, tale Luigi Alberizzi. La lipsanoteca, conservata dal 1999 nell’oratorio romanico di Santa Maria in Solario, faceva parte, insieme alla Croce di Desiderio, del cosiddetto Tesoro di Santa Giulia, una raccolta di rari oggetti liturgici risalente alle origini del monastero.
La lipsanoteca si presenta come un cofanetto istoriato, che doveva prestarsi quale custodia di preziose reliquie,  dalla stessa etimologia del nome, di origine greca, composto da léipsanon, che significa reliquia, e théke, ovvero contenitore.
Realizzata in avorio, di forma rettangolare, fu eseguita in Italia settentrionale, probabilmente milanese, nella seconda metà del IV secolo, sotto l’episcopato di Sant’Ambrogio.
Le scene cha la compongono si ispirano agli episodi biblici più significativi del Vecchio e del Nuovo Testamento.
Giona inghiottito dalla balena, Daniele nella fossa dei leoni, il Cristo taumaturgo che resuscita Lazzaro, insieme alle scene più significative della vita di Gesù, sono solo alcuni degli episodi densi di simbologia che figurano nei bassorilievi, secondo un preciso programma divulgativo religioso. Si tratta di significativi esempi di arte paleocristiana, resa tuttavia secondo un registro stilistico ancora classico, quindi pagano (riconoscibile nei drappeggi, nella plasticità delle figure e nella compostezza misurata delle scene).
Sugli angoli della lipsanoteca, inoltre, scorre un gioco di rimandi continui alla simbologia sacra, racchiusi nel pesce (che rappresenta il Cristo), il gallo (la Resurrezione), l’albero (la conoscenza del bene e del male), la torre (ovvero la Chiesa) e le colombe, in cui la comunità dei fedeli doveva riconoscersi.
Attorno al cofanetto, oggetto di speciale venerazione, furono molteplici le leggende diffuse, come quella secondo cui doveva contenere una pietra forse proveniente dal Santo Sepolcro, che in base ai documenti del monastero veniva tenuta fra le mani di una monaca durante la messa pasquale e offerta in visione alle altre religiose. Da qui l’appellativo sepulcrum eboris, sepolcro d’avorio, riservato al reliquario.
La storia della lipsanoteca, peraltro, fu piuttosto travagliata: protetta fra le mura del monastero di Santa Giulia fino al 1798, con la soppressione del cenobio voluta da Napoleone venne traslata nella Biblioteca Queriniana, e successivamente al Museo Cristiano in Santa Giulia, nel 1882. L’opera venne anche ridotta a placchetta cruciforme, in un’epoca non identificata, prima di essere riportata, nel 1928, alla sua originaria forma a cofanetto. Una ulteriore aggiunta successiva è quella della serratura d’argento sul lato anteriore, forse dell’VIII secolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Archeologia a S.Eufemia – BS

Ritrovamenti importanti nell’area ora adibita a Museo delle Mille Miglia ma, nei secoli, sede di un importantissimo monastero benedettino. Una torre medievale, di cui rimane la base che doveva essere alta almeno tre metri, alcune tombe e ambienti che facevano parte della attuale chiesetta di San Praterio. Gli scavi continueranno e il sito darà lustro al Monastero di S.eufemia e al Museo delle Mille Miglia.

L’epoca della chiesa monastica originaria si colloca tra quella di due altri grandi monasteri vescovili bresciani: San Faustino (seconda metà del IX secolo) e Serle (1039). E il confronto non si gioca solo sul dato anagrafico, ma anche su quello artistico. La chiesa di Sant’Eufemia presenta un rango archiettonico tale da poterla classificare al fianco degli altri siti bresciani.
«Aver ritrovato questi resti è molto importante non solo per la storia dell’architettura medievale, ma anche per misurare la potenza vescovile in quel periodo» spiega Andrea Breda, dell’ufficio operativo di Brescia della Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia.
Il sito rivela la presenza di strutture che apparterrebbero a diverse fasi: all’XI secolo il perimetrale meridionale del’edificio, i resti di pavimentazione e un primitivo catino absidale, al periodo tra il XII e il XIII secolo un intervento di ristrutturazione del transetto e alcune murature di incerta attribuzione, e infine, a un’epoca più tarda risalirebbe una possente muratura, forse riferibile a una torre. Rinvenute anche numerose tombe.
L’AVER portato alla luce del sole i resti della chiesa non ha però esaurito tutti i misteri. Un paio di domande rimangono ancora senza risposta. La prima è collegata a una possente muratura sul lato sud del perimetro della chiesa. Di questa gli archeologi dovranno scoprirne la funzione. Si ipotizza possa essere o il resto di un campanile o di una fortificazione. Il secondo mistero riguarda la datazione del Naviglio Grande che si dirama dal fiume Chiese e che passa non lontano dal sito. «In base a quanto lo scavo si estende a sud si potrà verificare se il Naviglio Grande è stato realizzato in età alto medievale o in età romana» afferma Breda. Soddisfare questa domanda potrebbe portare quindi a delle novità nella topografia antica della città.
TESORI simili non hanno certo atteso secoli per venire ammirati solo dal cielo. «L’intento della Loggia – come conferma l’assessore ai lavori pubblici Mario Labolani – è di creare un percorso museale in modo che tutti possano godere dello spettacolo della storia: bresciani e turisti». Terminata le indagini e lo scavo a sud della chiesa, inizieranno quindi i lavori per la realizzazione di una passarella per la fruizione del pubblico.  “Silvia Ghilardi su bresciaoggi.it”

L’Abbazia dei Templari?

A Rodengo Saiano, in Franciacorta, a pochi chilometri da Brescia, troviamo la bellissima Abbazia Olivetana che si può raggiungere anche in bicicletta percorrendo il sentiero ciclabile che parte dalla fantasina, zona Cellatica-Gussago. L’Abbazia, oltre alla Chiesa, comprende tre chiostri oltre che gli spazi tipici di un’Abbazia medievale; la foresteria, il refettorio ed anche un accogliente negozio dove si possono comperare libri, souvenir ma anche birre dei monaci trappisti, soluzioni medicamentali e liquori frutto di antichissime ricette. Se ci andrete passeggiate lentamente lungo i corridoi degli antichi chiostri… proverete un grande senso di pace e tranquillità.

Ma veniamo ai Templari. Vi invito a scoprire le tracce di questi Cavalieri che potrete trovare sulle colonne di uno dei tre chiostri, quello della “Cellelaria”…  Seconda parte clickqui


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I misteriosi Cavalieri (Malesardi) del Broletto (1)

 

Cavaliere incatenato

Inizio oggi la pubblicazione di una serie di post che riguardano i Cavalieri dipinti in Broletto, “pittura infamante”, di cui mi sono già occupato. Prima di tutto le fonti:
1. G. Panazza in “Commentari Ateneo Bresciano”
2. Un articolo su un numero di “Civiltà Bresciana “

 

Panazza nell’articolo citato fa riferimento ad una scoperta di Mons. Guerini fatta nei primi decenni del 1900, nelle soffitte del lato sud del Broletto. Una fascia di affreschi che decorava l’antico salone del “Palatium Maius”, affreschi che dopo la trasformazione seicentesca subita da questa ala sono visibili solo salendo nelle soffitte. Le pareti furono in seguito nascoste da una mano di calce e poi anche da scaffali dell’Archvio Storico Civico. Dopo la guerra del 1945 l’Archivio fu sgomberato permettendo di ritrovare le pitture. Immaginiamo in origine un salone unico che occupava tutto il primo piano del “Palatium Novum Maius” iniziato tra il 1223 e il 1226 e terminato verso la metà del secolo. Le dimensioni imponenti: lunghezza circa 50mt, larghezza 14 e altezza circa 9mt. Era luminosissimo avendo le pareti traforate da grandi polifore e bifore.

Curt dei Pulì

Curt dei Pulì

Curt dei Pulì

Passeggiando per Corso Mameli (inizia dalla Torre della Pallata e prosegue fino al limite di Via Musei), ci troviamo in un quartiere antico e popolare dove poter scoprire tantissime curiosità. Tra queste la “Curt dei Pulì”, un delizioso angolo della vecchia brescia, nascosto e un po’ fuorimano, che nessuna cartina o mappa di Brescia indica, perciò da scoprire.

E’ una vecchia coorte (una specie di cortile) dove abitava nel medioevo una ricca famiglia di Mercanti, i Polini.

Il Cortile o meglio la Corte è molto bello ma è tenuto un po’ distrattamente. Le due fontane, anche se si nota il restauro, sono sbrecciate, la pavimentazione è anch’essa rovinata, ci sono troppe auto (la zona è abitata), e il cortile è ridotto a parcheggio. Anche le abitazioni che fanno da contorno sono troppo disordinate…

Altre curiosità in vicino C.so Mameli? clicca qui.

La storia della Curt dei Pulì

E’ pronta la brochure che riporta foto e notizie dettagliate sulla Curt dei Pulì. Potrai scaricarla gratuitamente registrandoti al sito.

Alcune note in merito allo psettacolo teatrale, La Curt dei Pulì, del mio amico Mario Coco:

La “Curt dei Puli” prende il nome, non dai polli o dai tacchini, come qualcuno potrebbe pensare, ma dal cognome di una famiglia, i Polini, che abitavano a Brescia nel Cinquecento. I Polini erano conciatori e avevano bottega di cuoio e cordame. La bottega era sita nella Contrada delle mercanzie (oggi via Mameli), in una zona dove le concerie avevano dato il nome all’attuale via S.Faustino allora rua Confettura (dei confettori, cioè conciatori). Il buon commercio dei pellettieri Pollini permise loro l’acquisto di tutto l’isolato fra vicolo Rossovera e corso Mameli. Quelle case erano state residenza della famiglia Maggi, fra le più potenti tra quelle feudali del Medioevo bresciano.

La “Curt dei Pulì” era posta tra due corsi d’acqua, il Bova-Celato a est e una roggia a ovest, ancora annotata fra le mappe dell’ottocento, presenza confermata anche dalle due fontane all’interno della corte. La “Curt dei Pulì” è un angolo nascosto e silenzioso, nel vecchio cuore di Brescia, al riparo dalla frenesia della città, cantato e rappresentato da poeti e pittori, patrimonio della cultura bresciana.

“Curt dei Pulì”, divenuto da tempo patrimonio importante della cultura bresciana, ci fa gustare i sapori della via emanando un fascino genuino che va al di là della sua rappresentazione teatrale. L’uomo semplice della quotidianità, si trasforma magicamente in protagonista delle storie di sempre. “L’om” così grande quando è bimbo e così piccolo quando è grande.

Nel nostro allestimento abbiamo imparato e riscoperto la brescianità (alcuni di noi sono alle prime esperienze di teatro dialettale), privilegiando soprattutto le coloriture ed i toni tipici della gente bresciana e della sua incisività espressiva, aiutati da quel “senso piacevole della tradizione” di cui il testo è ricco.

“Quant chè i nas j-è tocc bu”, accompagna tra le righe, tutto lo spettacolo e noi speriamo di aggiungere immodestamente alla fine “quant chè l fenès, en po’ vè dispias”.

Mario Coco

Il sacco di Brescia – Fra storia e leggenda

Forse in pochi sanno che Brescia è una città ricca di storia e di azione: infatti nel 1512 i nostri concittadini insorgono contro l’oppressione francese e, nascondendosi all’interno del castello danno inizio a una estenuante resistenza.

Il Governatore francese per riuscire a imporsi decide di far intervenire il coraggioso comandante Gastone di Foix; il quale appresa la notizia della ribellione, parte da Ravenna e in pochi giorni è davanti alle mura della città.

Ma solo grazie a un percorso che costeggia il castello riesce a ricongiungersi con il resto dell’esercito e a rimpadronirsi della città. Per ulteriori informazioni clicca qui.

Lapidi commemorative ai due ingressi della “Via del Soccorso” in castello.

Nuova vita per i Cavalieri del Broletto

I Cavalieri Ghibellini del Broletto saranno riportati a nuova vita. Dopo i lavori del 2005 per rimettere in sesto i tetti del Broletto sarà restaurato ciò che resta del grande affresco di “pittura infamante” del XII sec. che narra la storia, della quale non si conoscono i dettagli, della cacciata da Brescia di alcuni Cavalieri di fazione ghibellina da parte dei Guelfi.  Dal 2012 è possibile accedere accedere ai sottotetti del Palazzo Comunale per ammirare uno dei più importanti esempi di pittura infamante del Medioevo in Italia, tramite visite organizzate dalla sezione FAI di Brescia.

Articolo del Giornale di Brescia del 16.10.2010

Le fotografie, a cui rimando nei link di seguito,  sono opera e proprietà esclusiva del dott. Dario Gallina Archeologo medievista e sono pubblicate nel suo sito (Broletto) (Sito)

Una Mansione ed una Chiesa (S.Giacomo)

Sulla strada, che uscendo dalla porta occidentale della città, conduceva a Milano, presso il ponte sul Mella, si trovava nel Medioevo l’Ospizio di S.Giacomo (Templare?). Del complesso assistenziale attualmente rimane soltanto la bella chiesetta romanica, ancora visibile sul fondo di via Milano. L’ospizio è documentato a partire dal XII secolo, ma è probabile sia stato costruito già in età alto medioevale sui resti di una stazione romana. Dai primi documenti sappiamo che, all’inizio del Duecento, il vescovo o i canonici della Cattedrale affidarono l’opera agli Umiliati. Questo ordine religioso era nato nel secolo XII da un movimento riformatore popolare, cioè da vere e proprie associazioni di contadini e piccoli artigiani intenzionati a redimersi attraverso opere religiose, quali l’offerta delle primizie alla Chiesa e l’assistenza agli infermi. L’ospizio detto dei Romei o di S.Giacomo di Galizia veniva retto da una comunità di frates et sorores guidati da un priore. Nel 1274, per esempio, era gestito da cinque converse e cinque confratelli diretti da Giovanni da Cobiado e possedeva numerosi fondi nei quali lavoravano numerose persone alle loro dipendenze. Nel XIV secolo l’ordine degli umiliati declinò rapidamente ed è forse per questo motivo che nel 1334 il vescovo Bernardo Tricarico assegnò l’ospedale ai canonici regolari di Antonio Viennese che, in seguito nel 1367 fondarono a Brescia, in contrada S.Nazaro, un nuovo ospedale dedicato a S.Antonio. L’ordine degli Antoniani, nato a Vienne nel Delfinato, in Francia, presso un celebre santuario, era specializzato nell’assistenza ai pellegrini e agli ammalati, soprattutto quelli affetti da herpes detto appunto fuoco di S.Antonio. L’ospedale di S.Giacomo dei Romei fu gestito da un precettore aiutato dai canonici dell’ordine e, poiché questi non erano numerosi, venivano affiancati anche da famiglie che si offrivano con tutti i loro beni per servire l’opera caritativa. Più tardi, nei pressi della chiesa , nacque anche una delle più antiche fiere locali che si svolgevano il 25 luglio, festa di S.Giacomo. La fiera venne poi spostata progressivamente sempre più verso la città. Da qui prendeva avvio anche la corsa dei cavalli verso piazza Loggia , che ebbe luogo, con altre gare, il 15 agosto giorno dell’Assunta sino alla fine del Quattrocento. Dopo il periodo medioevale la decadenza di S.Giacomo appare inarrestabile fino alla soppressione decisa dal potere napoleonico nel 1810 anche se la Chiesa continuò ad essere officiata. Alla fine dell’Ottocento diventò proprietà della famiglia Rovetta imparentata con l’ultimo religioso che aveva il compito di custodirla. Al visitatore attuale rimane la possibilità di ammirare solamente la chiesa di S.Giacomo del Mella che è tutto quel che resta del complesso assistenziale medioevale. L’edificio databile tra la fine del XI e l’inizio del XII secolo, presenta una struttura semplice, ad un’unica navata con copertura a capriate lignee e facciata a capanna con oculo nel mezzo. Ad oriente stupisce la bellezza dell’abside semicircolare costruita in bianco marmo di Botticino. Lesene leggerissime la dividono in cinque scomparti nei quali si aprono eleganti monofore. Il tutto è coronato da archetti pensili e da una cordonatura a dente di sega in cotto che accentua l’effetto charoscurale. La splendida struttura mostra come ancora alla fine del XII secolo si costruisse secondo i canoni romanici. A differenza dell’esterno, l’interno della chiesa è stato quasi totalmente alterato alla fine dell’Ottocento. Una piccola curiosità: in questa Chiesa avrebbe predicato Arnaldo da Brescia e il luogo non dista molto dall‘ex Monastero di Vallombrosa della Badia.   Vedi anche articoli su Templari a Brescia

La Torre d’Ercole

torreercoleSi trova all’angolo delle vie Cereto e Cattaneo.

E’ uno degli esemplari meglio conservati di casaforte, tipica forma di edilizia privata molto diffusa anche a Brescia nel medioevo.

Forse è appartenuta alla famiglia dei Palazzi e venne mozzata da Ezzelino da Romano nel 1258, segno della conquista ghibellina e della signoria imposta alla città (vedi cavalieri del Broletto).

Non si sa bene perchè sia chiamata “d’Ercole”.

Il nome deriverebbe da una lapide romana rinvenuta nella zona e citante Ercole. C’è chi dice che il nome derivi invece da un calzolaio che aveva bottega proprio lì.

Le Tre Torri di Piazza Vittoria

torre1metroNel corso degli attuali scavi per la costruzione della metropolitana leggera di Brescia, vicino piazza Vittoria è venuta alla luce una torre medievale, che è stata “smontata” ed ora, in qualche magazzino comunale, attende di conoscere la sorte.

Si pensava di ricostruirla in Piazza Vittoria. Non è la prima torre trovata in zona ma la terza.

La prima venne ritrovata nel 1928 durante i famosi lavori distruttivi per far posto all’attuale Piazza Vittoria (questa torre andò completamente ditrutta), la seconda ritrovata in Via Dante per i lavori metro e infine questa (vedi foto).

Si trattava, probabilmente, di casetorri in calcare marmoso conosciuto come medolo (la stessa pietra del Castello).

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