Ugolino, il Cavaliere del Broletto
mandato in esilio dai Guelfi. Ma dove si trova questo affresco del 1200? Click sull'immagine per saperne di più
Le cave di Botticino
Estrazione del Marmo di Botticino dalle cave. Se vuoi conoscere di più clicca sull'immagine
Piazza della Loggia
in una stampa del '700
Crystal Palace
Click sulla foto per leggere qualche curiosità...
Il Capitolium Romano
Il tempio con annessa la Piazza del Foro, il Teatro e la Basilica....
Mosaico di una Villa Romana
MilleMiglia
la corsa nata a Brescia ora in versione storica. Tutti gli anni nel mese di Maggio
MILLEMIGLIA
Brixia
Il vero viaggio di scoperta non consiste nello scoprire nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi (Marcel Proust)
Motori della MilleMIglia
Un pezzo dell'Acquedotto Romano
che per 25 chilometri portava acqua a Brixia. Ancora visibile in alcuni tratti.
Bresciaunderground
La città esterna vista dal cuore di Brescia. Da un'aperura del sottosuolo in Via S.Faustino
Il Maglio tuonante nelle valli...
Il Castello-Fortezza sulla cima del Cidneo
Il Castello, fortezza e macchina da guerra
Vista dal Monte Maddalena
Brescia: città di antichi Monasteri
e dei bellissimi chiostri ancora sconosciuti
Torre del Popolo (Pegol) e Duomo Nuovo
Brescia nei francobolli
Vista, dall'alto del Castello, della città
Brescia Museo Mille MIglia
Piazza della Loggia
Particolare della Croce di Desiderio
Polittico di Maestro Paroto
Palazzo Ferrante - Interno
Orologio di Piazza Loggia
Chiesa di S.Francesco

Curiosità

Vigasio : il negozio che inventò il trade-in

Vigasio era un famoso negozio di elettrodomestici, dischi, strumenti musicali, giocattoli, uno dei più rinomati della città. Il proprietario, Mario Vigasio, s’era inventato, primo a quei tempi (anni ’60) la formula commerciale del ritiro pagato dell’usato a fronte dell’acquisto di un nuovo oggetto: radio, frigorifero, TV… Oggi si chiama Trade-in.

Mario Vigasio, che in gioventù aveva lavorato come commesso presso i famosi Magazzini 33 di Pietro Cavellini, aprì la propria attività nel 1933 sotto i portici di Corso Zanardelli. Era famoso anche per portare nel suo negozio protanosti del mondo dello spettacolo del tempo, gente del calibro di Mina o Adriano Celentano. Nel 1993 cedette il suo famoso negozio ai Ricordi e, l’anno successivo, partì da questo mondo (15 luglio 1994).

L’Arca di San Tiziano

San Tiziano fu Vescovo di Brescia tra il 526 e il 540 e fu sepolto nel Monastero di Cosma e Damiano che sorgeva, nell’attuale Piazza Paolo VI, proprio davanti al Broletto. Nel 1298, per ordine del Vescovo Berardo Maggi la chiesa e l’annesso Monastero vennero demoliti e trasferiti nei Campi Bassi (Via Bassiche). In questo contesto le reliquie del Vescovo Tiziano andarono perdute, ma nel 1490 la Badessa del Monastero, in sogno, ebbe la visione del luogo ove erano le reliquie, che in seguito vengono ritrovate.

Si costruisce una nuova arca che viene posta nell’attuale chiesa di Cosma e Damiano (Via Cairoli), dove si trova ancor oggi. L’Arca del XII secolo, invece, viene reimpiegata ricostruendola come fontana e posta addossata al muro a oriente di P.tta Tito Speri, conosciuta come Fontana di San Tiziano che ancor oggi possiamo ammirare.

Paganino e Alessandro de Paganinis de Cegulis: il primo Corano

Paganino e Alessandro de Paganinis, padre e figlio, originari di Cigole in provincia di Brescia, iniziarono l’attività di tipografi in quel di Toscolano dove ancor oggi esiste ed è viva una tradizione di produzione cartaria tra le più importanti d’Italia. Agli inizi del XVI secolo Brescia sottostava al governo della Serenissima, capitale di attività produttive, di commerci con tutto il mondo di allora e in particolar modo con l’Oriente. I Paganini si trasferiscono a Venezia ed aprono una delle prime botteghe per la stampa e la produzione in serie di libri. Notevoli le loro produzioni e i titoli usciti dai loro torni tipografici.

Paganino fu il primo a proporre ai salotti intellettuali di Venezia dei volumi dal formato tascabile. Ma iCIMG5476l capolavoro, della casa editrice è il “Libro dei Ricami”, un manuale del ricamo, con descrizioni e tavole prospettiche di come ricamare stoffe, camicie e trasferire disegni raffiguranti putti,  animali, figure geometriche, con tanto di gradi di difficoltà del lavoro di ricamo. Fu una novità assoluta per quell’epoca. Un esemplare del raro volume è conservato presso la biblioteca Queriniana di Brescia.

Attorno al 1537 hanno una bella idea “editoriale”. Perchè non dare alle stampe anche il Corano, fino ad allora prodotto solo con scrittura amanuense? Il progetto è importante perchè bisogna costruire tutti i “fonts”, come si direbbe ora, necessari alla lingua araba. E iniziano l’opera che comporta grossi investimenti economici ed anche la presenza di conoscitori della lingua araba che possano consigliare, verificare e correggere. Fiutando un grosso business i due, nell’autunno del 1538, stampano le copie, ne caricano una galea e partono per la Turchia.

Arrivati finalmente al controllo turco, dopo le verifiche doganali, vengono arrestati con un’accusa terribile: hanno osato non solo stampare con delle macchine il Corano ma hanno inserito nel testo originale una serie di errori. Per questi motivi vengono velocemente processati e condannati a morte. Solo l’intervento della diplomazia veneta e di quella genovese permette loro di risparmiare sì la vita, ma di essere condannati all’amputazione della mano destra, l’arto che aveva commesso il sacrilegio.  Nel frattempo tutte le copie sono bruciate perchè non rimanga alcuna traccia dell’opera.

 

STAMPATORI BRESCIANI DEL 1500.
Si contano 500 stampatori bresciani operanti nel 1500 in tutt’Italia, a Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Reggio Emilia, Firenze, Roma. Una presenza importante di cui si ricordano i Brittanico, i Paganini, gli Zanetti, i Fracassini, i Gelmini, i Bresciano, i Pezzoni. Un’attività iniziata fin dal 1472 da Tommaso Ferrando e da Pietro Villa, considerando che l’invenzione della stampa è del 1450 (J.Gutemberg)

Baci… in Via Paganora…

bacilaprovinciabsIl 15 aprile 1882 presso la pasticceria-caffè Murari (in piazzetta Paganora fin dal 1811) si svolse una “gara” di … baci… Ma veniamo ai fatti. Alcuni giovani avventori, fedeli clienti del locale, discutono in quelle sere quanti baci si possano scambiare due persone in dieci ore… Un giovane accetta la sfida e, con la sua promessa sposa, proprio il 15 aprile 1882 inizia la gara scommettendo diecimila baci in dieci ore di tempo.. Terminata la prima ora i due giovani si sono scambiati ben 2000 baci, la seconda ora 1000 e la terza 750…

Al principio della quarta ora, però, il focoso giovane fu preso da un convulso alle labbra e la povera ragazza cadde a terra sfinita e svenuta. L’indomani entrambi i giovani furono presi da una febbre nervosa e il loro matrimonio fu rinviato a data più favorevole. Il fatto accadde veramente e testimone e il giornale “La Provincia di Brescia” che il 16 aprile 1882 riportò in un trafiletto la curiosa notizia. (foto)

Il negozio dei sogni

bruneriFino a metà degli anni ’80 passeggiando lungo i portici veneziani di Via X Giornate, al numero 25 Tel. 42459, ci si imbatteva in un negozio che ha rappresentato, per anni, per la nostra città, la storia del giocattolo. Quante volte S.Lucia o Babbo Natale si sono fermati in questo negozio per riempire le loro gerle di doni da portare ai bambini che intanto sognavano nei loro lettini!

Il negozio era quello dei Bruneri, due vetrine, semplici semplici, verniciate di verde. Una vetrina era riservata alle bambine, colma di bambole e di altri accessori; l’altra, per i maschietti, nella quale si ammiravano trenini in movimento, automobiline, scatole di mattoncini Plastic City Italo Cremona o Lego e naturalmente le scatole del Meccano.

La storia del “negozio dei sogni” inizia nel 1885 quando il capostipite Antonio Bruneri si trasferisce a Brescia dal Friuli e va a lavorare nel negozio di abbigliamento, cosmetici, giocattoli “Maglia”. Una volta i negozi di giocattoli, non potendo contare solo sulla vendita dei giochi, commerciavano anche oggetti di abbigliamento (cappellini, profumi,…). A tal proposito ci viene in aiuto la famosa canzone “Profumi e balocchi” nella quale si dice che  “in quel negozio la mamma compera profumi per sé ma non pensa a comperar balocchi alla propria bambina” .

Anche nel negozio dei Maglia si vendevano cappelli ed abbigliamento femminile e  il bimbo di turno, probabilmente, attendeva con impazienza che la mamma finisse le proprie compere per avere anch’egli un giocattolo che ricompensasse  la sua lunga attesa.

Il Maglia prese a benvolere il Sig. Antonio e, poiché si doveva ritirare dall’attività, cedette la stessa proprio al Bruneri che la rilevò insieme alla figlia Adelaide detta Dada.

La signorina Dada era ricca di iniziative. Fondò un “ospedale” delle bambole dove le bambine potevano portare le proprie “amiche” a riparar qualche braccio rotto o a rimettere in ordine qualche occhio mancante frutto di qualche dispetto maschile…
bruneri2Dada, in seguito,  fu anche fondatrice a animatrice del Club Ferromodellistico che ancora oggi svolge la propria attività presso il Castello cittadino. Ed è proprio in Castello che nel 1961, grazie alla signorina Dada e al Club, venne portata la Locomotiva Numero UNO della linea Iseo-Edolo che ancor oggi possiamo ammirare come primo monumento nazionale alla Locomotiva.

La vigilia di Natale del 1984 la signorina Dada ebbe un malore dal quale non si riebbe più. Si spense il 3 gennaio del 1985.

Ora il negozio dei sogni è occupato da una azienda bresciana che fa bella mostra dei propri prodotti.
Ma, se guardate bene, all’interno scorgerete ancora, con gli occhi speciali della fantasia, una piccola locomotiva sbuffante…

Reginansa

Santa GiuliaLa Regina Ansa(*), moglie del Re Longobardo Desiderio fu, almeno secondo la tradizione, la fondatrice del Monastero di San Salvatore. Il Fè d’Ostiani, storico bresciano, riporta nelle sue Cronache del 1897 che, per ricordare la regina, era antico costume che nel convento ci fosse sempre una monaca che portasse il nome di Reginansa.
L’ultima monaca con questo nome fu, al secolo, tale Laura Nozza proveniente da Chiari che dal 1797, anno della soppressione Napoleonica e fino al 1846 si chiamò Reginansa.

(*)La regina Ansa era figlia dell’aristocrazia bresciana (VIII sec.dC) e sposò Desiderio (Paolo Diacono la definisce “coniux pulcherrima”, sposa bellissima). In seguito Ansa si trasferì col marito prima a Pavia e poi in Toscana essendo stato, Desiderio, nominato duca di Tuscia. Morto il Re Astolfo, Desiderio divenne Re dei Longobardi e Ansa Regina.  

Ansa fu molto attiva in campo politico e religioso. A Brescia ampliò il Monastero di San Salvatore e nominò badessa la figlia Anselperga. Famoso i figli Adelchi ed Ermengarda, celebrati dal Manzoni.

Secondo Paolo Diacono, Ansa fu sepolta a Brescia nel Monastero di San Salvatore da lei fondato.

La strana morte di Atlaglich: Pasha di Bosnia

Il 22 ottobre del 1689 fu condotto in Castello, allora sotto la dominazione della Serenissima,  il Pasha di Bosnia  Mehemet Atlaglich
con un seguito di una ventina di persone, come prigioniero della guerra di Dalmazia. Gli fu accordato un vitalizio e l’accompagnamento
delle persone al seguito grazie alla sua resa nella fortezza di Knin avvenuta nel 1688.
Alla sua morte avvenuta il 9 marzo 1697 sempre nel Castello di Brescia, viene inumato in un torrione dello stesso.
La morte del Pasha preoccupò i suoi compagni che in cinque, compreso il figlio, scapparono con la complicità delle
guardie. Furono subito ripresi il giorno dopo in Valsabbia e ricondotti nella fortezza bresciana. Nel 1699, grazie ad un trattato di pace, i prigionieri tornarono
in Bosnia. Questa possibilità deve aver preoccupato l’inquisizione veneziana che, sembra. lo si legge nel  dal testo di una lettere segreta, indirizzata
ai “rettori di Bressa” nordina di avvelenare con della “scamonea” un purgante che in quantità dovuta, diventa un
forte veleno, Alì il Pasha.
Ma Atlaglich si trova ancora sepolto nel Castello di Brescia? E dove si troverebbe? … La ricerca continua…

Castello di BS: Torre dei PrigionieriIl 22 ottobre del 1689 fu condotto in Castello, allora sotto la dominazione della Serenissima, il Pasha di Bosnia Mehemet Atlaglich con un seguito di una ventina di persone, come prigioniero della guerra di Dalmazia. Gli fu accordato un vitalizio e l’accompagnamento delle persone al seguito grazie alla sua resa nella fortezza di Knin avvenuta nel 1688. 

L’inquisizione veneziana , sembra. lo si legge nel  dal testo di una lettere segreta, indirizzata ai “rettori di Bressa”,  ordina di avvelenare con della “scamonea” un purgante che in quantità oltre il limite, diventa un  forte veleno,  Alì il Pasha muore il 9 marzo 1697, sempre nel Castello di Brescia, e viene inumato in un torrione dello stesso.

La morte del Pasha preoccupò i suoi compagni che in cinque, compreso il figlio, scapparono con la complicità delle guardie. Furono subito ripresi il giorno dopo in Valsabbia e ricondotti nella fortezza bresciana.  Nel 1699 però, grazie ad un trattato di pace, i prigionieri tornarono  in Bosnia. 

Ma Atlaglich si trova ancora sepolto nel Castello di Brescia? E dove si troverebbe? … La ricerca continua…
Documentazionedocumentazione

La barca i San Piero

Era usanza, ma qualcuno lo fa ancora, alla vigilia della festa dei Santi Pietro e Paolo (28 giugno) , fare la cosiddetta “barca di San Piero” che consisteva nel mettere un albume d’uovo in una bottiglia di vetro bianco ripiena di acqua. Lasciata fuori dalla finestra, durante la notte, l’albume assumeva varie forme fantastiche e nei quali i bambini ma anche gli adulti, intravedevano la forma dell’imbarcazione con la quale San Pietro era sbarcato, proveniente dalla lontana Terra Promessa, alle foci del Tevere romano.

E’ una tradizione, che proviene dal mondo contadino che ne traeva auspici per il raccolto, e che si ripete annualmente anche in altre zone d’Italia

Le carte da gioco Bresciane

cartebsI mazzi delle Carte da Gioco bresciane hanno una particolarità unica in questo genere di carte da gioco. Sono mazzi composti di 52 carte e non da 40 come per tutte le altre (Picentine, Napoletane, Bergamasche, Lombarde, ecc.). Questo per poter giocare anche a Cicera Bigia detta anche “Quattro in tavola”.

Sono anche le carte da gioco più piccole d’Italia per misura 43×88 mm. Produttori storici (primi del ‘900)  bresciani sono  le tipografie Cassini-Salvotti e Martinelli Francesco

La Madonnina dei Custù

Casoncellata-de-la-Madunina-dei-Custù-a-BresciaTutto nasce dalla località Bottonaga (così detta per via di una fabbrica di bottoni presente nel quartiere), località “fuori dalla Porta di S.Nazaro” (dalle parti di Via Corsica-Via Zara).
In quella zona, anticamente, si coltivavano e zappavano orti per poi portare il raccolto al mercato e ricavarne quanto necessario per sbarcare il “lonare”.

Il giorno della festa, della Madonnina dei Custù (i “custù” sono i torsoli, la parte più dura delle verze), però ci si rivestiva degli abiti buoni e si faceva onore alla Madonnina di S.Maria in Silva, Madonna del Buon Viaggio,  detta anche Madunnina dei Custù,  che veniva accostata all’ortaggio (custù) e, nel tempo, diventata protettrice dei viandanti che passavano lì davanti e dei residenti che chiedevano grazie per preservare i loro raccolti. E proprio in quel giorno le trattorie e osterie del circondario preparavano i casoncelli (casonsei), tipica pasta bresciana ripiena fatta in casa.

La tradizione è stata ripresa dagli alpini della locale sezione, perciò ogni anno, nella terza domenica di Novembre, viene riproposta questa antica festa con assaggi di casoncelli e fiera di bancarelle.

 

La Fontana della Rana

In Piazza della Loggia, di fronte al Palazzo della Loggia, lì dove iniziano i famosi Portici di Via X Giornate che conducono in Corso Zanardelli, sono poste un paio di fontane che sono, da sempre, chiamate fontane della Rana.

Il motivo è molto semplice e una piccola ed attenta ispezione ce lo fa facilmente comprendere.
Se si osservano i boccagli, lì dove scorre perennemente acqua fresca, ci si accorge che sono modellati a forma di … rana.

Tipografia a Brescia

Inizio Divina Commedia Bonino BoniniIl 23 febbraio 1455 Gutemberg usando i caratteri mobili a piombo inventò la stampa moderna. Ma già nel 1471, perciò dopo soli sedici anni, appaiono a Brescia i primi tipografi. Il 21 aprile 1473  era uscita, in forma anonima, una edizione di tutta l’opera di Virgilio e il 29 giugno del 1473 Tommaso Ferrando stampa gli “Statuta communis Brixiae”.

Ricordiamo tipografi del valore di Bonino Bonini che stampa un’edizione della Divina Commedia nel 1487. Angelo e Jacopo Brittanici stampano una Bibbia in latino dopo quella in ebraico di Gerson. Nei pressi di Toscolano Gabriele di Pietro nel 1478 stampa una grammatica latina “Donatus pro puerulis”.  Un quarto dei tipografi operanti a Venezia erano di origine bresciana: i Paganini, Zilietti, Percacino, Bonfadini, Zaltieri, Varisco, Zennaro, Nicolini, Tini, Degli Antoni. A Roma i tipografi bresciani rappresentano un terzo del totale e la produzione  supera il 60 % sempre del totale.

E poi bisogna ricordare Giovanni Paoli che introdusse la stampa a caratteri mobili in America.

Le tipografie del ‘500, a Brescia, si trovavano tra Contrada delle Cossere e Corsetto S.Agata e fin dal 1500 uscirono da queste officine, ben 260 edizioni di opere scientifiche, religiose e letterarie.

 

Anche a Brescia don Rodrigo…

Palazzo ColleoniDicono le cronache, “Memorie Storiche”,  dell’epoca che il 4 giugno del 1615 una carrozza sulla strada tra Castenedolo e la città, viene assalita da un gruppo di briganti armati in località Bettole di Buffalora. Il capo si chiama Paolo Rodengo, il quale, bloccata la carrozza fa scendere Ottavia Porcellaga che, rapita e prigioniera, viene condotta a Riva del Garda presso un fraterno amico del Rodengo.

Rodengo vuole far sua sposa la Porcellaga, anche se più anziana di lui di quindici anni, solo perchè la dama è una ricca ereditiera. Solo grazie all’intervento del Vascovo signore di Trento, la Porcellaga, dopo venti giorni, viene rilasciata e ricondotta a Brescia.

Nel frattempo sul Rodengo viene a pesare un processo per rapimento. Si scopre  che ha dei precedenti gravi avendo ucciso, nei pressi di Cellatica un cacciatore, ed anche per aver costretto una donna già sposata a convivere con lui, e dalla quale ha dei figli. Il Rodengo verrà prima bandito dalla terra bresciana ma, in seguito, graziato nel 1617.

Capperi in Castello

Sui muri del Castello, vicino alla Torre dei Prigionieri, si possono vedere piante di capperi che fruttificano in estate.

Ci si chiede come mai tali piante siano in questo luogo e chi mai ve le abbia portate. Non certo il vento dato che in  regione non sono presenti normalmente piante di capperi.

C’è da dire però che, fino al 1968, nel Castello bresciano aveva sede il Museo di Scienze naturali che annoverava varie piante, tra le quali quella del “Capparis spinosa”

Le Torri dei pallini del Violino e Mandolossa

Chi è passato qualche volta dalla Mandolossa oppure ha percorso la strada che da Via Vallecamonica conduce a Roncadelle, passando per il quartiere Violino, ha notato certamente la presenza di strane torri e magari si sarà chiesto a cosa potessero servire. Quelle che si possono oggi vedere sono : una torre in cotto alla Mandolossa, poco prima della rotatoria che conduce a Castegnato o al lago di Iseo, e tre, due in cotto e una in ferro, appena dopo il cavalcavia ferroviario in località Violino. La prima torre ad essere innalzata è quella della Mandolossa, costruita intorno al 1923 da Giacomo Serioli che si ispirò alla Torre campanaria, della chiesa della Badia Alta intitolata a S.Antonio. Tali Torri servivano, e qualcuna serve ancora,  a produrre i pallini in piombo per le cartucce da caccia. La Torre della Mandolossa rimase in attività fino al 1941.

Nel 1950 gli eredi del Serioli, intossicati dal piombo, cedono l’attività a Mario Zanotti che comprò gli impianti, non per usarli, ma per evitare che concorrenti ne entrassero in possesso. Zanotti aveva un impianto alla Volta. Nel 1965 trasferì la propria attività a Cellatica dove ancora esiste lo stabilimento dei Pallini Aquila.La famiglia Locatelli iniziò l’attività, appena a sud del Violino, negli anni trenta, usando prima una torretta di legno, poi una in mattoni alta 28 metri e poi, ancora in funzione, una in acciaio alta 50 metri. Anche Bortoloni, ex socio di Locatelli, costruì una bella torre appena a nord di quelle dei Locatelli, acquistata sempre da Locatelli negli anni ’50.

Nelle foto il “modello” , ovvero la torre campanaria e le altre torri. Foto1 : Torre campanaria Badia Alta – Foto2 Torre della Trisia (Mandolossa) – Foto 3 Torre Bortoloni – Foto 4 Torri Locatelli

Porta del Salerolo

Porta del Salerolo

Porta del Salerolo

Il sale era anticamente una importantissima e preziosa risorsa usata per l’alimentazione, per conservare gli alimentari, in particolar modo la carne, ma anche per il trattamento del cuoio e le pelli animali in genere. Una dispensa pubblica del sale esisteva nel XV sec. ai tempi della dominazione veneta nella località oggi nota ancora come Tresanda del Sale, vicino l’attuale Corso Palestro.

La sede più antica di tale luogo si identifica però in luoghi posti nella attuale Via Querini (di fianco al Broletto).

La successiva sede si ritrova nella zona Via Alessandro Volta, Via Monte Nuovo (dietro il Palazzo delle Poste di Piazza Vittoria).

Lì vi era anche una  Piazzetta denominata del “Salarolo” ed anche la Porta detta, anch’essa, del Salarolo o Salerolo, toponimo evidentemente derivato dall’attività che si svolgeva lì vicino ed oggi poco usato o dimenticato.

Il mistero di Umatia nell’antica Tabula Peutingeriana

umatia_peutegNell’antica Tabula Peutingeriana, una   copia del sec. XII di una carta romana che riproduceva le strade miliari dell’Impero, si trova segnata l’antica città di Brixia ed anche i suoi territori vicini.

Si vede segnato anche il fiume Mella, che scorre vicino alla città, ma con un nome del tutto inusuale, almeno per noi. Il fiume di casa, infatti, verrebbe indicato “fl. umatia”, fiume Umatia, o per dirla alla moderna, Umazia. Questo quanto asseriva nel 1942 Mons. Angelo Zavaglio da Crema nel suo scritto “Una nuova interpretazione su un passo controverso della Tavola Peutingeriana riguardante l’antico itinerario Como-Bergamo-Brescia” in Bergomum ott.1942. A questa ipotesi risponde Paolo Guerrini (storico bresciano)  nella pubblicazione : ” L’enigma di Leuceris e le strade romane fra Brescia e Bergamo” nov.1942.  Prima di tutto nella Tabula il Guerrini vi legge “fl.umana” che potrebbe essere un generico “flumana” (*) od anche un semplice errore dell’autore della Tabula. Il Guerrini indica anche che Catullo spesso cita il fiume con il nome attuale Mella. Resta comunque un po’ di mistero…

(*) Anche se tutti i fiumi vengono indicati con il suffisso “fl.” per cui l’ipotesi flumana potrebbe non reggere… (ndr)

clickqui per vedere la Tabula Peutingeriana

El murùs de la me padrùna…

… ovvero il moroso (amante ma forse solo cavalier servente) della mia padrona. Così si esprimeva il roncaro (contadino del Ronco Brusa in via Canalotto) Angelo Micheli, servitore di Marzia, per indicare un famoso scrittore italiano, uno scrittore che aveva “fidanzate” in tutt’Italia e tutte di rango nobiliare (on scritur, coi caei ross che l’era el murùs de la padruna).

Ugo Foscolo che ebbe rapporti intensi con Brescia perché vi passò molto tempo per motivi di lavoro; affidò, infatti, ai tipi dello stampatore Nicolò Bettoni, la sua opera : “Dei Sepolcri”.

Nel frattempo frequentava il salotto “bene” della bella contessa Marzia Maria Cipriani Martinengo, nata Provaglio, con la quale ebbe una “love story”. Marzia era nata a Brescia il 21 ottobre 1781 e, a soli 16 anni, andò sposa al Conte Luigi Carlo Martinengo Cesaresco dal quale ha tre figli : Clara che sposerà il famoso Teodoro Lechi, Margherita e Carlo.  A Brescia la contessa Marzia ospitava un circolo di cultura chiamato Cenacolo di Marzia, uno dei più frequentati in città, presso il Palazzo Martinengo-Novarino che si trova in Via Musei-Piazza del Foro. Foscolo a Brescia abitava nel Palazzo Soardi, l’attuale Pinacoteca e probabilmente vide Marzia che si recava a Palazzo Provaglio (poco lontano in Via Monti) per incontrare la madre. Ne rimase talmente colpito che fece in modo di partecipare al Cenacolo letterario della Martinengo.

Per la cronaca il Foscolo, che non era un bell’uomo, ma ebbe una ventina di amanti,  dice di Marzia:

“Marzia che piacque tanto agli occhi miei . Mentre ch’ io fui di là. „
Si conoscono 104 lettere del Foscolo a Marzia (dal 29.01.1807 al 21.04.1809) e solo una di Marzia (5.04.1809). Arnaldo Beltrami (1885) scrive di 150 lettere inedite del poeta. Le lettere inviate da Marzia al Poeta sono probabilmente andate distrutte per ordine volere dello stesso Foscolo (fonte Marpicati).

Si narra un aneddoto secondo il quale Marzia, durante una passeggiata in carrozza fuori dalla porta Torlonga, manda a piedi il Foscolo per qualche commento, non gradito alla contessa, fatto dal poeta sulla nobiltà.
La contessa muore a 
Brescia il 17.12.1859. Il Palazzo Provaglio si trova in Via Monti 14/A BS e, attualmente, ospita l’Istituto Luzzago. Marzia riposa nel cimitero monumentale di Brescia, il Vantiniano. Non in una tomba di famiglia ma da sola tra altri defunti, non una data ma solo il suo nome e il cognome da sposata: Martinengo. Una rosa, appassita, adorna la vecchia lapide…

Albero Genealogico

A MARZIA MARTINENGO CESARESCO — Brescia.
Milano 8 Aprile 1809.

Marzia mia —
Spero che tu non avrai aspettato il mio libricciuolo i per sapere ch’io ti voglio sempre tutto il mio bene, e ch’io mi ricordo sempre e teneramente di te.

Ma io ti ringrazio che tu, mia cara amica, m’abbia scritte due righe; e quando sarò in

Pavia riporrò quella letterina fra le altre ch’io custodisco religiosamente e dove si conservano le memorie degli anni che mi fuggirono. Tu non fuggirai, Marzia mia, tu non fuggirai dal mio cuore con gli anni; ed io spero di confortare anche la mia vecchiaia ricordandomi delle grazie del tuo volto e della soavità dell’animo tuo. Se la fortuna mi avesse lasciato in pace come m’aveva promesso, io sarei corso qualche giorno sino a Brescia, e non altro [c]he per vederti e per baciare i tuoi figliuoletti. Ma io torno a vivere incerto del [dove] oggi o domani riposerò la mia testa; e chi sa quando avrò l’occasione di sederti vicino e di parlare con te! Intanto addio, mia cara amica; rammenta talvolta il mio nome a Carlino, alla Margheritina, e alla Clarina;
ed ama sempre il tuo
FOSCOLO.

Da : “Gli amori di Ugo Foscolo nelle sue lettere”  Giuseppe Chiarini (1833-1908) Zanichelli Bologna

"La storia dell'amore fra il Foscolo e la Marzia, per i Bresciani 
della prima metà del secolo, era, come si dice, scritta sui boccali 
di Montelupo. E la storia, come la raccontavano i nonni ai nipoti, 
e come è nota anche oggi a parecchi, diceva cosi. Diceva che Ugo, 
recatosi ai primi del 1807 a Brescia, per istamparvi dal Bettoni il 
carme dei Sepolcri e la traduzione dell'Iliade, abitò nei 
primi tempi un piccolo quartiere comunicante con via Bieda (attuale via Monti ndr), ove 
dimorava la contessa Provaglio madre della Marzia. Forse il poeta 
ebbe occasione di vedere la Marzia mentre ella recavasi a visitare 
la madre sua, ne notò la bellezza, desiderò di conoscerla, e si 
fece presentare in casa di Jei. Probabilmente i presentatori 
furono Camillo Ugoni e Ferdinando Arrivabene, o un di loro due, 
i quali bazzicavano in casa della signora, che davasi 
aria di amare la letteratura. Ugo dopo qualche tempo lasciò 
l'appartamento di via Bieda e andò ad abitare nella casa Suardi 
a S.Maria Calcherà, di dove narrasi che nella primavera e nell'estate 
si riducesse fin dalle prime ore del mattino ad un casino di campagna 
presso S. Francesco di Paola, e là si trattenesse a studiare, 
libero dalle importunità e dalle distrazioni, fino alle due 
dopo mezzogiorno; poi suill'imbrunire recavasi presso la Marzia, 
in compagnia della quale passava il rimanente della giornata, facendo 
presso di lei la parte di cavaliere servente.
L' apparizione d' Ugo in casa della Marzia non riusci sulle prime molto 
accetta agli altri amici della bella signora, perch'egli era spesso e 
volentieri burbero e di modi aspri voleva star solo 
con lei e si adirava se altri veniva a disturbare i loro amorosi colloqui; 
ma a poco a poco gli amici della Marzia si assuefecero a tollerare il poeta, 
perdonando all'Ingegno di lui le intemperanze e durezze del suo carattere. 
Anche narrasi che spesso i colloqui amorosi fra Ugo e la Marzia 
degenerassero in fieri diverbi e fosser cagione di scene violente. 
L'amore, dicesi, durò circa un anno, e fini in questo modo. 
Recatosi una volta il Foscolo per sue faccende a Milano, al ritorno in 
Brescia trovò occupato il suo posto presso la signora da un ufficiale francese. 
Il poeta non mosse lamenti non fece rimproveri; se ne tornò zitto e cheto 
a Milano, e tutto fu finito."
Ringrazio G.Sartori per l'aiuto nelle ricerche

Le Feste e ricorrenze di Brescia

Foto-0060GENNAIO
27 S.Angela Merici. Nelle zone limitrofe fiera di bancarelle con dolci tipici, tirapicio, patuna, con un centinaio di bancarelle.

FEBBRAIO
2 Madonna della Candelora
3 San Biagio – Benedizione della gola
15 Santi Faustino e Giovita, patroni della città. Festa in via S.Faustino e vie limitrofe (fino a corso Zanardelli). Più di 650 bancarelle e 200.000 visitatori. Celebrazioni nella Basilica di S.Faustino, Dono del “galero” al Sindaco, Premio brescianità in Ateneo

MARZO-APRILE
veciabs
Giovedì di mezza quaresima, detto “grasso” : Rogo della “vecchia” in vari quartieri cittadini
Settimana Santa -Venerdì Santo: Ostensione delle Sante Croci in Duomo Vecchio
24 Aprile : S.Onorio nella Basilica di San Faustino. Il Santo che scaccia il mal di testa

MAGGIO
4 San Fiorano : Ricordo della fondazione del Santuario di San Fiorano sui Ronchi
4 San Gottardo (Maddalena) : Sagra religiosa al Santuario posto sulle pendici della Maddalena.
9 Festa di San Faustino in Riposo : festa nel quartiere intorno alla chiesetta

 

musicabresciaGIUGNO

13 S.Antonio di Padova Celebrazioni religiose e bancarelle in San Francesco
Penultimo sabato Giugno Festa della Musica per le strade e i quartieri della città
24 San Giovanni Festa nel quartiere attorno alla Chiesa di San Giovanni
29 SS Pietro e Paolo – festa nella Chiesa-Convento di San Pietro in Oliveto (Castello)

LUGLIO
Secondo fine settimana : festa della Maddalena in cima al monte cittadino
16 Madonna del Carmine – festa nel quartiere del Carmine (Centro storico)

AGOSTO
15 Processione dell’Assunta

SETTEMBRE
8 Natività di Maria : Festa e sagra al Santuario delle Grazie
14 Esaltazione della Croce in Duomo
Seconda domenica: Festa Q.re San Bartolomeo
Artenstrasse in Via Cattaneo

OTTOBRE
Prima Domenica del mese: Festa del q.ra Casazza
4 San Fancesco d’Assisi: benedizione sul sagrato della Chiesa degli animali

NOVEMBRE
1 Fiera di Ognissanti in Via Milano
2 Minestrone dei Morti  (Morcc) – Gli Alpini del q.ra Bottonaga offrono minestrone dalla 18 in poi per tre giorni consecutivi nella prima o seconda settimana di novembre.
21 Festa della Chiesa S.Maria in Silva detta “Madunnina di Custù”
Ultima Domenica : festa di Cristo Re a Borgo Trento – Sagra e fiera di bancarelle

DICEMBRE
8 Immacolata : Scambio di rose tra Sindaco e Vescovo in San Francesco
3 Domenica d’avvento Fiera e Sagra in Via Crocifissa di Rosa

VARIE
Ogni secondo sabato e domenica del mese : Fiera Antiquariato in Piazza Vittoria

Vie e Quadre

Quando Brescia era divisa in quadre anche le targhe indicanti le vie riportavano il segno della quadra di appartenenza.

Questi segni si trovano ancora su qualche targa che non è stata ancora scambiata con un nuova.

E’ il caso di targhe presenti in Via Milano, sul Colle San Giuseppe, a Borgo Trento, al Violino, in Via Rose, in via Farfengo, in Via S.Antonio.

Ma quali sono questi segni?

Le targhe riportano nel vertice in alto a destra (per chi guarda) una lettera in stampatello.
Ecco l’elenco e la spiegazione:

M Mompiano
N  Nazzaro
F Fiumicello
B Borgo Trento

 

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