Ugolino, il Cavaliere del Broletto
mandato in esilio dai Guelfi. Ma dove si trova questo affresco del 1200? Click sull'immagine per saperne di più
Le cave di Botticino
Estrazione del Marmo di Botticino dalle cave. Se vuoi conoscere di più clicca sull'immagine
Piazza della Loggia
in una stampa del '700
Crystal Palace
Click sulla foto per leggere qualche curiosità...
Il Capitolium Romano
Il tempio con annessa la Piazza del Foro, il Teatro e la Basilica....
Mosaico di una Villa Romana
MilleMiglia
la corsa nata a Brescia ora in versione storica. Tutti gli anni nel mese di Maggio
MILLEMIGLIA
Brixia
Il vero viaggio di scoperta non consiste nello scoprire nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi (Marcel Proust)
Motori della MilleMIglia
Un pezzo dell'Acquedotto Romano
che per 25 chilometri portava acqua a Brixia. Ancora visibile in alcuni tratti.
Bresciaunderground
La città esterna vista dal cuore di Brescia. Da un'aperura del sottosuolo in Via S.Faustino
Il Maglio tuonante nelle valli...
Il Castello-Fortezza sulla cima del Cidneo
Il Castello, fortezza e macchina da guerra
Vista dal Monte Maddalena
Brescia: città di antichi Monasteri
e dei bellissimi chiostri ancora sconosciuti
Torre del Popolo (Pegol) e Duomo Nuovo
Brescia nei francobolli
Vista, dall'alto del Castello, della città
Brescia Museo Mille MIglia
Piazza della Loggia
Particolare della Croce di Desiderio
Polittico di Maestro Paroto
Palazzo Ferrante - Interno
Orologio di Piazza Loggia
Chiesa di S.Francesco

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Vigasio : il negozio che inventò il trade-in

Vigasio era un famoso negozio di elettrodomestici, dischi, strumenti musicali, giocattoli, uno dei più rinomati della città. Il proprietario, Mario Vigasio, s’era inventato, primo a quei tempi (anni ’60) la formula commerciale del ritiro pagato dell’usato a fronte dell’acquisto di un nuovo oggetto: radio, frigorifero, TV… Oggi si chiama Trade-in.

Mario Vigasio, che in gioventù aveva lavorato come commesso presso i famosi Magazzini 33 di Pietro Cavellini, aprì la propria attività nel 1933 sotto i portici di Corso Zanardelli. Era famoso anche per portare nel suo negozio protanosti del mondo dello spettacolo del tempo, gente del calibro di Mina o Adriano Celentano. Nel 1993 cedette il suo famoso negozio ai Ricordi e, l’anno successivo, partì da questo mondo (15 luglio 1994).

Madonna con Bambino – Chiesa di S.Francesco

Una bella Madonnina con Bambin Gesù presente nella sacrestia della Chiesa di San Francesco a Brescia.

Un’opero di scuola Belliniana datata XV sec. . Interessante lo sfondo alberato e con un bel lago.

 

Via Paganora

paganora3dVia Paganora è una bella e romantica stradina che collega Piazza Paolo VI a Via X Giornate. Il nome deriva da “pagus” che per gli antichi brixiani significava il territorio rurale posto fuori dalle mura cittadine. Ricordiamo che le mura romane scorrevano lungo l’attuale via X Giornate e la Porta Paganora dava accesso alla campagna dalla quale arrivavano giornalmente i contadini che trasportavano in città le loro merci.

Da Via F.lli Dandolo, tramite il cannocchiale prospettico, possiamo notare la Torre, poi mozzata, che si ergeva sulla porta ed entrando e, guardando con un po’ di attenzione, possiamo scoprire i cardini delle antiche porte ancora al loro posto, una scacchiera romana (tabula lusoria) , usata come materiale di recupero, molto particolare posta sul civico n.10, le mura del Teatro Grande, ciò che rimane della Chiesa di S.Margherita, la strada acciottolata, le belle case, la piazzetta con la fontana cinquecentesca rovinata dal parcheggio delle auto, la magnifica prospettiva sul Duomo nuovo e sulla Rotonda e, infine, l’edificio che una volta ospitava il famoso Hotel Gallo e il Gambrinus, in piazzetta dal 1900 al 1904

Un arsenale esisteva nel sec. XV in Piazza Duomo e terminava in Piazzetta Paganora. Vi esistette anche un forno fusorio per cannoni che poi fu chiuso. L’arsenale riceveva armi bianche e da fuoco, corazze, ecc. che venivano rifinite e spedite ai comandi militari cui le destinava il governo veneto. Nella seconda metà del sec. XVIII l’Arsenale era ridotto ad un semplice deposito di armi, con pochi soldati. Nel 1736, all’epoca della invasione francese, diventò alloggio di militari e l’anno seguente fu chiuso per essere trasferito negli ex conventi di S.Bartolomeo e di S.Alessandro, dove esiste ancora oggi.

Una curiosità. La strada acciottolata venne costruita perché, chi arrivava dal contado trasportando letame, parcheggiando poi i carri in Piazza del Duomo, spesso sporcava la piazza. L’acciottolato servì a fare in modo che i carri, lungo via Paganora, scrollassero l’eccesso del concime trasportato.

Uno 007 bresciano: Giovanni Bellaso

La crittografia è la scienza che studia dei metodi per codificare dei testi per nasconderne il significato. Si usa per scopi militari-spionistici (famoso il caso di Alan Turing e la macchina nazista ENIGMA), ma anche per scopi civili – vedi le trasmissioni dei messaggi crittografati che si adopeano per i cellulari e nell’informatica-.

Bene! Un tal Giovanni Battista Bellaso o Belasi, da cui la località Fenili Belasi, nato nel 1505 nella Quadra di S.Giovanni,  fu , nel 1533  il pioniere dell’arte crittografa o scrittura cifrata, comunque il primo in assoluto a introdurre il concetto di “Parola Chiave”, oggi si dice “key word” . Di lui si sa molto poco se non che fu di famiglia nobile, laureato in Diritto e nel 1549 a Roma al seguito del Card. R.Pio da Carpi. Nel 1533 pubblicava  un volumetto tascabile intitolato: “La cifra del Sig. Bellaso nuovamente da lui ridotta a grandissima brevità et perfettione”

C’è che ritiene che sia stato anche un precursore di Galileo Galilei in quanto in una sua opera, del 1564 “Nuovi et singolari modi di cifrare” si pone il seguente interrogativo: “La ragione perchè lasciando cadere da alto e basso due palle, una di ferro et l’altra di legno così presto cada in terra quella di legno come quella di ferro”.

L’Arca di San Tiziano

San Tiziano fu Vescovo di Brescia tra il 526 e il 540 e fu sepolto nel Monastero di Cosma e Damiano che sorgeva, nell’attuale Piazza Paolo VI, proprio davanti al Broletto. Nel 1298, per ordine del Vescovo Berardo Maggi la chiesa e l’annesso Monastero vennero demoliti e trasferiti nei Campi Bassi (Via Bassiche). In questo contesto le reliquie del Vescovo Tiziano andarono perdute, ma nel 1490 la Badessa del Monastero, in sogno, ebbe la visione del luogo ove erano le reliquie, che in seguito vengono ritrovate.

Si costruisce una nuova arca che viene posta nell’attuale chiesa di Cosma e Damiano (Via Cairoli), dove si trova ancor oggi. L’Arca del XII secolo, invece, viene reimpiegata ricostruendola come fontana e posta addossata al muro a oriente di P.tta Tito Speri, conosciuta come Fontana di San Tiziano che ancor oggi possiamo ammirare.

La poliedrica facciata della Chiesa di San Giovanni

facciatasangiovanni(A) La facciata, in stile gotico, della Chiesa di San Giovanni in città, è caratterizzata dal succedersi di vari stili. Il primo, quattrocentesco, delinea lo sfondo, a righe regolari, di mattoni rossi e pietra bianca.

(B) Il finestrone rinascimentale che sostituisce il rosone, la cui impronta è ancora ben evidente.

(C) L’aggiunta successiva, dell’inizio del XVI secolo, del portale in pietra con arco su colonne, opera di Filippo de’ Grassi di Milano.

(D) L’arco in cotto, resto della tomba Maggi

(E) In marmo bianco, l’arco e le colonnine del sepolcro della famiglia Paitone

Paganino e Alessandro de Paganinis de Cegulis: il primo Corano

Paganino e Alessandro de Paganinis, padre e figlio, originari di Cigole in provincia di Brescia, iniziarono l’attività di tipografi in quel di Toscolano dove ancor oggi esiste ed è viva una tradizione di produzione cartaria tra le più importanti d’Italia. Agli inizi del XVI secolo Brescia sottostava al governo della Serenissima, capitale di attività produttive, di commerci con tutto il mondo di allora e in particolar modo con l’Oriente. I Paganini si trasferiscono a Venezia ed aprono una delle prime botteghe per la stampa e la produzione in serie di libri. Notevoli le loro produzioni e i titoli usciti dai loro torni tipografici.

Paganino fu il primo a proporre ai salotti intellettuali di Venezia dei volumi dal formato tascabile. Ma iCIMG5476l capolavoro, della casa editrice è il “Libro dei Ricami”, un manuale del ricamo, con descrizioni e tavole prospettiche di come ricamare stoffe, camicie e trasferire disegni raffiguranti putti,  animali, figure geometriche, con tanto di gradi di difficoltà del lavoro di ricamo. Fu una novità assoluta per quell’epoca. Un esemplare del raro volume è conservato presso la biblioteca Queriniana di Brescia.

Attorno al 1537 hanno una bella idea “editoriale”. Perchè non dare alle stampe anche il Corano, fino ad allora prodotto solo con scrittura amanuense? Il progetto è importante perchè bisogna costruire tutti i “fonts”, come si direbbe ora, necessari alla lingua araba. E iniziano l’opera che comporta grossi investimenti economici ed anche la presenza di conoscitori della lingua araba che possano consigliare, verificare e correggere. Fiutando un grosso business i due, nell’autunno del 1538, stampano le copie, ne caricano una galea e partono per la Turchia.

Arrivati finalmente al controllo turco, dopo le verifiche doganali, vengono arrestati con un’accusa terribile: hanno osato non solo stampare con delle macchine il Corano ma hanno inserito nel testo originale una serie di errori. Per questi motivi vengono velocemente processati e condannati a morte. Solo l’intervento della diplomazia veneta e di quella genovese permette loro di risparmiare sì la vita, ma di essere condannati all’amputazione della mano destra, l’arto che aveva commesso il sacrilegio.  Nel frattempo tutte le copie sono bruciate perchè non rimanga alcuna traccia dell’opera.

 

STAMPATORI BRESCIANI DEL 1500.
Si contano 500 stampatori bresciani operanti nel 1500 in tutt’Italia, a Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Reggio Emilia, Firenze, Roma. Una presenza importante di cui si ricordano i Brittanico, i Paganini, gli Zanetti, i Fracassini, i Gelmini, i Bresciano, i Pezzoni. Un’attività iniziata fin dal 1472 da Tommaso Ferrando e da Pietro Villa, considerando che l’invenzione della stampa è del 1450 (J.Gutemberg)

Ebrei a Bs

un’immagine realistica dei rapporti tra ebrei e cristiani viene fornita dal grande affresco di Pietro da Cemmo nella biblioteca S.Barnaba di Brescia. Si tratta della predica di s.Agostino alla popolazione della città. Essa offre al pittore la possibilità di rappresentare tutte le classi sociali: i nobili, gli intellettuali, il popolo.

Tra di loro si nota uno studioso vestito all’orientale con un piccolo libro in mano che ricorda la Bibbia dei Soncino. E’ il rabbino della comunità che partecipa, come tutti gli altri, ad una riunione di saggi.

Il mistero della “Conchiglia”

La zona Nord della città, attorno all’attuale Via Crocifissa di Rosa e precisamente nell’odierna Via Pisacane, fino agli anni ’30 si chiamava “La Conchiglia”. Un toponimo strano per Brescia che non è città di mare e nella quale “conchiglia” è stato usato solo per intitolare pizzerie dal vago sapore marinaro.

Baci… in Via Paganora…

bacilaprovinciabsIl 15 aprile 1882 presso la pasticceria-caffè Murari (in piazzetta Paganora fin dal 1811) si svolse una “gara” di … baci… Ma veniamo ai fatti. Alcuni giovani avventori, fedeli clienti del locale, discutono in quelle sere quanti baci si possano scambiare due persone in dieci ore… Un giovane accetta la sfida e, con la sua promessa sposa, proprio il 15 aprile 1882 inizia la gara scommettendo diecimila baci in dieci ore di tempo.. Terminata la prima ora i due giovani si sono scambiati ben 2000 baci, la seconda ora 1000 e la terza 750…

Al principio della quarta ora, però, il focoso giovane fu preso da un convulso alle labbra e la povera ragazza cadde a terra sfinita e svenuta. L’indomani entrambi i giovani furono presi da una febbre nervosa e il loro matrimonio fu rinviato a data più favorevole. Il fatto accadde veramente e testimone e il giornale “La Provincia di Brescia” che il 16 aprile 1882 riportò in un trafiletto la curiosa notizia. (foto)

Il negozio dei sogni

bruneriFino a metà degli anni ’80 passeggiando lungo i portici veneziani di Via X Giornate, al numero 25 Tel. 42459, ci si imbatteva in un negozio che ha rappresentato, per anni, per la nostra città, la storia del giocattolo. Quante volte S.Lucia o Babbo Natale si sono fermati in questo negozio per riempire le loro gerle di doni da portare ai bambini che intanto sognavano nei loro lettini!

Il negozio era quello dei Bruneri, due vetrine, semplici semplici, verniciate di verde. Una vetrina era riservata alle bambine, colma di bambole e di altri accessori; l’altra, per i maschietti, nella quale si ammiravano trenini in movimento, automobiline, scatole di mattoncini Plastic City Italo Cremona o Lego e naturalmente le scatole del Meccano.

La storia del “negozio dei sogni” inizia nel 1885 quando il capostipite Antonio Bruneri si trasferisce a Brescia dal Friuli e va a lavorare nel negozio di abbigliamento, cosmetici, giocattoli “Maglia”. Una volta i negozi di giocattoli, non potendo contare solo sulla vendita dei giochi, commerciavano anche oggetti di abbigliamento (cappellini, profumi,…). A tal proposito ci viene in aiuto la famosa canzone “Profumi e balocchi” nella quale si dice che  “in quel negozio la mamma compera profumi per sé ma non pensa a comperar balocchi alla propria bambina” .

Anche nel negozio dei Maglia si vendevano cappelli ed abbigliamento femminile e  il bimbo di turno, probabilmente, attendeva con impazienza che la mamma finisse le proprie compere per avere anch’egli un giocattolo che ricompensasse  la sua lunga attesa.

Il Maglia prese a benvolere il Sig. Antonio e, poiché si doveva ritirare dall’attività, cedette la stessa proprio al Bruneri che la rilevò insieme alla figlia Adelaide detta Dada.

La signorina Dada era ricca di iniziative. Fondò un “ospedale” delle bambole dove le bambine potevano portare le proprie “amiche” a riparar qualche braccio rotto o a rimettere in ordine qualche occhio mancante frutto di qualche dispetto maschile…
bruneri2Dada, in seguito,  fu anche fondatrice a animatrice del Club Ferromodellistico che ancora oggi svolge la propria attività presso il Castello cittadino. Ed è proprio in Castello che nel 1961, grazie alla signorina Dada e al Club, venne portata la Locomotiva Numero UNO della linea Iseo-Edolo che ancor oggi possiamo ammirare come primo monumento nazionale alla Locomotiva.

La vigilia di Natale del 1984 la signorina Dada ebbe un malore dal quale non si riebbe più. Si spense il 3 gennaio del 1985.

Ora il negozio dei sogni è occupato da una azienda bresciana che fa bella mostra dei propri prodotti.
Ma, se guardate bene, all’interno scorgerete ancora, con gli occhi speciali della fantasia, una piccola locomotiva sbuffante…

L’acquedotto romano di Sarezzo

acq_sarezzo082015Nel mese di Agosto 2015 viene ritrovato, nel corso degli scavi per la realizzazione della rete fognaria, un piccolo tratto dell’acquedotto romano che da Lumezzane portava l'”acqua salsa” lungo la Valle Trompia per dissetare sia i valligiani che gli abitanti di Brixia. Il manufatto, lungo un paio di metri e giacente in Via Antonini, è stato rimosso e portato in una piccola area verde del Municipio di Sarezzo. Prossimamente lo si potrà ammirare da vicino. Sarà motivo per riscoprire il corso delle acque che gli antichi romani seppero convogliare in un’opera particolarmente importante lunga 25 chilometri, senza contare tutte le diramazioni che si sviluppavano nelle campagne e nei villaggi.

Si ricordano altri ritrovamenti visibili a Lumezzane, Pregno, Villa Carcina, Concesio, Bovezzo e nella stessa Brescia, in particolare in località Costalunga e sul Castello.

ALTRI ARTICOLI SULL’ACQUEDOTTO ROMANO DI BRESCIA CLICKQUI

Il Tremisse Stellato di Re Desiderio

tremisseIl Tremisse Stellato di Desiderio è il più antico reperto aureo coniato dalla Zecca di Brescia oggi a disposizione e visibile presso il Museo di Santa Giulia.

Il Tremisse Stellato era una specie di euro dei Longobardi. Oltre alla sua autenticità, la moneta deve il suo grande valore numismatico e storico, difficilmente quantificabile, al fatto che si tratta di un pezzo unico, non essendo per l’uso quotidiano – per il quale si usavano pezzi di minor pregio intrinseco – bensì utilizzata per i pagamenti “internazionali”, ovvero i tributi ai Franchi.

E’ un oggetto di piccole dimensioni – un “disco” di nemmeno due centimetri di diametro – che rappresenta tuttavia una grande ragione per la quale Brescia e la cultura bresciana possono mostrare orgoglioso vanto

“Unica” è stata definita la moneta ed è così descritta: “Brescia Desiderio, re dei Longobardi (756-774), Tremisse Au 1.04 g. diametro 19 mm. + D° IDESIDE RX, Croce potenziata. R/+ FLAVIABREXIA. Stella accantonata da trattini, entro contorno lineare”.

Reginansa

Santa GiuliaLa Regina Ansa(*), moglie del Re Longobardo Desiderio fu, almeno secondo la tradizione, la fondatrice del Monastero di San Salvatore. Il Fè d’Ostiani, storico bresciano, riporta nelle sue Cronache del 1897 che, per ricordare la regina, era antico costume che nel convento ci fosse sempre una monaca che portasse il nome di Reginansa.
L’ultima monaca con questo nome fu, al secolo, tale Laura Nozza proveniente da Chiari che dal 1797, anno della soppressione Napoleonica e fino al 1846 si chiamò Reginansa.

(*)La regina Ansa era figlia dell’aristocrazia bresciana (VIII sec.dC) e sposò Desiderio (Paolo Diacono la definisce “coniux pulcherrima”, sposa bellissima). In seguito Ansa si trasferì col marito prima a Pavia e poi in Toscana essendo stato, Desiderio, nominato duca di Tuscia. Morto il Re Astolfo, Desiderio divenne Re dei Longobardi e Ansa Regina.  

Ansa fu molto attiva in campo politico e religioso. A Brescia ampliò il Monastero di San Salvatore e nominò badessa la figlia Anselperga. Famoso i figli Adelchi ed Ermengarda, celebrati dal Manzoni.

Secondo Paolo Diacono, Ansa fu sepolta a Brescia nel Monastero di San Salvatore da lei fondato.

Via Cantarane

La Via Cantarane si trova in parecchi paesi della provincia di Brescia e in città era quella via congiungente Piazzale Tebaldo Brusato e l’attuale Piazzale Arnaldo da Brescia. Una strada che durante le piogge si riempiva di acqua, a volte, stagnante. Un luogo che si popolava di rane canterine (da cui il nome). Un luogo comunque poco frequentato perchè la pubblica amministrazione nel 1686 assegnò a tale via di ospitare il pubblico gioco della Palla

La strana morte di Atlaglich: Pasha di Bosnia

Il 22 ottobre del 1689 fu condotto in Castello, allora sotto la dominazione della Serenissima,  il Pasha di Bosnia  Mehemet Atlaglich
con un seguito di una ventina di persone, come prigioniero della guerra di Dalmazia. Gli fu accordato un vitalizio e l’accompagnamento
delle persone al seguito grazie alla sua resa nella fortezza di Knin avvenuta nel 1688.
Alla sua morte avvenuta il 9 marzo 1697 sempre nel Castello di Brescia, viene inumato in un torrione dello stesso.
La morte del Pasha preoccupò i suoi compagni che in cinque, compreso il figlio, scapparono con la complicità delle
guardie. Furono subito ripresi il giorno dopo in Valsabbia e ricondotti nella fortezza bresciana. Nel 1699, grazie ad un trattato di pace, i prigionieri tornarono
in Bosnia. Questa possibilità deve aver preoccupato l’inquisizione veneziana che, sembra. lo si legge nel  dal testo di una lettere segreta, indirizzata
ai “rettori di Bressa” nordina di avvelenare con della “scamonea” un purgante che in quantità dovuta, diventa un
forte veleno, Alì il Pasha.
Ma Atlaglich si trova ancora sepolto nel Castello di Brescia? E dove si troverebbe? … La ricerca continua…

Castello di BS: Torre dei PrigionieriIl 22 ottobre del 1689 fu condotto in Castello, allora sotto la dominazione della Serenissima, il Pasha di Bosnia Mehemet Atlaglich con un seguito di una ventina di persone, come prigioniero della guerra di Dalmazia. Gli fu accordato un vitalizio e l’accompagnamento delle persone al seguito grazie alla sua resa nella fortezza di Knin avvenuta nel 1688. 

L’inquisizione veneziana , sembra. lo si legge nel  dal testo di una lettere segreta, indirizzata ai “rettori di Bressa”,  ordina di avvelenare con della “scamonea” un purgante che in quantità oltre il limite, diventa un  forte veleno,  Alì il Pasha muore il 9 marzo 1697, sempre nel Castello di Brescia, e viene inumato in un torrione dello stesso.

La morte del Pasha preoccupò i suoi compagni che in cinque, compreso il figlio, scapparono con la complicità delle guardie. Furono subito ripresi il giorno dopo in Valsabbia e ricondotti nella fortezza bresciana.  Nel 1699 però, grazie ad un trattato di pace, i prigionieri tornarono  in Bosnia. 

Ma Atlaglich si trova ancora sepolto nel Castello di Brescia? E dove si troverebbe? … La ricerca continua…
Documentazionedocumentazione

Libro: Brixia, scoperte e riscoperte

Autore: Morandini Francesca, Stella Clara, De Vecchi Pierluigi
Editore:  Skira 2003

Al Museo di Santa Giulia a Brescia, dal primo marzo 2003, si valicerà una porta e si entrerà in due case romane splendidamente affrescate e arricchite da meravigliosi mosaici. Dopo quasi duemila anni, le “Domus dell’Ortaglia” torneranno a vivere ospitando non più i ricchi cittadini della Brixia romana ma i moderni visitatori della grande mostra “Brescia Romana. Le Domus dell’Ortaglia”. Tra i tesori romani di Santa Giulia, riproposti per l’occasione, vanno ricordati i numerosi reperti provenienti dall’area pubblica – tra i quali i bronzi rinvenuti presso il Capitolium e la famosa statua della Vittoria Alata – che documentano l’immagine della città dal I secolo a.c. al V secolo d.C. Le ricche abitazioni sono invece testimoniate da pavimenti a mosaico con decorazioni geometriche e figurate mentre dalle necropoli provengono i numerosi monumenti funerari e i corredi. La proposta è completata dall’itinerario alla scoperta delle testimonianze archeologiche dell’antica Brixia, città tra le più ricche e importanti dell’Impero. Con l’apertura delle Domus si avvia proprio un ambizioso progetto di rendere pienamente godibili queste testimonianze riunendole in un grande Parco Archeologico.

La barca i San Piero

Era usanza, ma qualcuno lo fa ancora, alla vigilia della festa dei Santi Pietro e Paolo (28 giugno) , fare la cosiddetta “barca di San Piero” che consisteva nel mettere un albume d’uovo in una bottiglia di vetro bianco ripiena di acqua. Lasciata fuori dalla finestra, durante la notte, l’albume assumeva varie forme fantastiche e nei quali i bambini ma anche gli adulti, intravedevano la forma dell’imbarcazione con la quale San Pietro era sbarcato, proveniente dalla lontana Terra Promessa, alle foci del Tevere romano.

E’ una tradizione, che proviene dal mondo contadino che ne traeva auspici per il raccolto, e che si ripete annualmente anche in altre zone d’Italia

Le carte da gioco Bresciane

cartebsI mazzi delle Carte da Gioco bresciane hanno una particolarità unica in questo genere di carte da gioco. Sono mazzi composti di 52 carte e non da 40 come per tutte le altre (Picentine, Napoletane, Bergamasche, Lombarde, ecc.). Questo per poter giocare anche a Cicera Bigia detta anche “Quattro in tavola”.

Sono anche le carte da gioco più piccole d’Italia per misura 43×88 mm. Produttori storici (primi del ‘900)  bresciani sono  le tipografie Cassini-Salvotti e Martinelli Francesco

Munita e Turrita

Autore: Robecchi Franco
Editore: Compagnia della Stampa 2008
120 pagg.
Munita e turrita
Questioni di mura e di torri nell’antica Brescia
Brescia è un’antica città che possiede un immenso patrimonio di manufatti, prodotti nel corso di oltre venti secoli, ancora visibili.
Le costruzioni che caratterizzavano le città antiche erano costituite da elementi che dominavano la forma generale della città: le mura e le torri.
Se la possente barriera delle mura presentava, anche simbolicamente, la città come determinata dalla forza difensiva, le torri ne moltiplicavano il carattere militare, ma attraverso i campanili, e, in generale, attraverso la verticalità, esibivano la seconda componente essenziale della vita antica, la tensione verso il divino.
Le mura di Brescia, invece, in gran parte demolite, non sono più percepibili e non rappresentano più la città.
Le mura residue sono avvertibili solo in un’osservazione ravvicinata e per lacerti, alcuni dei quali sono, tuttavia ben vistosi, come i due baluardi chiamati della Pusterla e di Canton Mombello, presso l’omonima via e lungo Via Fratelli Lechi. Molto evidente è, di contro, il cuore della fortificazione cittadina, una sorta di centro di comando della medesima, in quanto nocciolo blindato della città: la fortezza che sorge sul colle Cidneo.
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  • Curiosando Brescia City

    TITOLO : Curiosando Brescia City AUTORE: Anto Brescia PAGINE : 266 ill. ED. : bresciacity ANNO : 2017 PREZZO : 20,00 EURO + SPESE DI SPEDIZIONE (4euro Italia) o ritiro in loco PAGAMENTO : PostaPay – CONTRASSEGNO STATO DEL LIBRO : NUOVO Descrizione: Il Libro racconta ben 467 curiosità nascoste nella città di Brescia. Curiosità […]

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